Vendite col trucco con la scusa dell’acqua mineralizzata

Così una famiglia perugina si è ritrovata ad acquistare un finto dispositivo
Perugia

Come riporta oggi Il Messaggero Umbria, una famiglia perugina si è ritrovata ad acquistare un dispositivo per rendere fresca e minerale l’acqua del rubinetto con la promessa di pagare in comode rate. Invece, i 5.800 euro necessari per l’acquisto e l’installazione improvvisamente sono stati richiesti in contanti e in unica soluzione, mentre l’apparecchiatura era solo un addolcitore.
Così la storia è finita sul tavolo dell’ufficio legale del che è riuscita a risolvere la vicenda. «Non è purtroppo l’unico caso di vendite scorrette di questo genere», rileva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria. Sulla spinta della lotta alla produzione di rifiuti di plastica (vedi bottiglie di acqua minerale) proposte di questo genere si stanno diffondendo a macchia d’olio anche in Umbria. «Specie gli anziani aggiunge la presidente Falcinelli con la prospettiva di non dover più trasportare bottiglie di acqua sono portati ad accettare proposte del genere, ma occorre fare attenzione». Proposte che sono sempre più veicolate tramite call center aggressivi e, in certi casi, tramite il porta-a-porta. Come nella storia raccolta dall’associazione che parla di un cittadino che si è visto arrivare a casa i venditori di un osmosi frigo gassatore che una volta installato si è rivelato un semplice sistema per togliere il calcare: niente acqua gassata e fresca quindi.
«Il contratto firmato prevedeva, nelle condizioni generali, che le modalità di pagamento sarebbero state definita con un’ altra persona – racconta Carla Falcinelli – ma che in ogni caso era prevista la possibilità di pagare a rate fino a 14 anni ricevendo ogni anno il filtro necessario per depurare l’ acqua, in omaggio». Nel frattempo, il dispositivo è stato consegnato e installato e a casa del cliente è arrivato, come preannunciato, un altro addetto della ditta fornitrice che ha però preteso i 5.800 euro previsti in contanti e in unica soluzione. Con l’alternativa di attivare un pagamento a rate tramite una società finanziaria. «Condizioni inaccettabili, visto che un’ operazione del genere comporta il pagamento di interessi elevati», si fa notare dal Codacons che a questo punto ha fatto intervenire uno dei suoi legali, l’ avvocato Francesca Pasquino.
«I 14 giorni che consentono di recedere dal contratto stipulato fuori dai locali commerciali, nel frattempo sono trascorsi e tramite il legale abbiamo chiesto il recesso», aggiunge la presidente Falcinelli. È quindi iniziato uno scambio di lettere con l’ azienda, che ha sede a Padova, che all’ inizio ha risposto con una lettera di insulti. Poi, nel momento in cui il cliente si è arrabbiato, la ditta ha risposto proponendo uno sconto di 800 euro. Il cliente non ha accettato anche perché il prodotto è stato fornito privo di garanzia, oltre ad essere diverso da quello pubblicizzato e oggetto del contratto. «Abbiamo quindi fatto valere il recesso mentre la ditta ha recuperato l’ apparecchiatura, ma è stata dura», aggiunge Carla Falcinelli. «Raccomandiamo di fare molta attenzione a cosa si firma: non è possibile che si vendano certi prodotti e poi ne siano consegnati altri con caratteristiche differenti, così come è scandaloso che si cambino in corsa le modalità di pagamento».