Discorso di commiato della Marini, ovvero il canto del cigno

Ha parlato di centrosinistra quando non è mai esistito nei fatti
Perugia

Di Alberto Laganà - Ascoltare il discorso della Marini sembra che nella Presidente ci sia una dissociazione di personalità. Dopo i fatti di Concorsopoli parla di legalità, rispetto della magistratura, trasparenza; evidentemente un compitino fatto da qualcun altro, forse a futura memoria.

Che la dichiarazione della Marini sia stata confezionata da qualcun altro lo si deduce quando parla “di non seguire i sondaggi, attivarsi perché ci sia trasparenza nel governo della Regione”, vale a dire sembra di ascoltare quanto detto tempo fa da Zingaretti.

Gli aderenti al Pd si sarebbero aspettato un ‘mea culpa’, un impegno a cambiare metodi e comportamenti, sembra quasi che non sia successo niente in questi mesi e si va avanti, ma verso dove?

E poi quel richiamo al centrosinistra ed agli altri partiti della coalizione, come il Psi, la fu Italia dei Valori, la sinistra od altri micro formazioni che da sempre appoggiano il Pd, suscitano un moto d’ilarità perché da sempre il partito di maggioranza relativa è plurale alla vigilia delle elezioni per essere singolare quando bisogna dividersi gli incarichi.

Come esempio vale il comportamento del recente passato quado l’Italia dei Valori concorse con l’8% al successo del centrosinistra ma al momento di assegnare gli incarichi l’allora presidente Lorenzetti si scelse una donna vicina al suo partito per rappresentare quella formazione.

Basta con l’ipocrisia di tirare in ballo il centrosinistra, che non è mai esistito, perché il Pci, Pds, Ds ha in realtà sempre governato da solo perché evidentemente gli scheletri nell’armadio ha voluto tenerli ben celati a sguardi indiscreti.

Ora i tempi sono cambiati e a Roma c’è un governo che non tollera più impunità di nessun genere.