Caso Suarez, sospesi i vertici dell'Università per stranieri di Perugia

Secondo alcune indiscrezioni la procura starebbe vagliando anche le posizioni di alcuni dirigenti della Juventus
Perugia

Va avanti con effetti clamorosi e spettacolari l'inchiesta della procura di Perugia sull'esame “farsa” sostenuto dal calciatore Luis Suarez lo scorso 17 settembre. I militari della Guardia di Finanza di Perugia questa mattina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione, per otto mesi, dall’esercizio del pubblico ufficio, rispettivamente ricoperto dal Rettore Giuliana Grego Bolli, dal Direttore Generale Simone Olivieri, dalla professoressa Stefania Spina e dal componente della commissione “Celi Immigrati”, Lorenzo Rocca dell’Università per stranieri di Perugia.
I reati contestati agli indagati sono quelli di rivelazione del segreto d’ufficio finalizzata all’indebito profitto patrimoniale e plurime falsità ideologiche in atti pubblici. Secondo alcune indiscrezioni la procura starebbe vagliando anche le posizioni di alcuni dirigenti della Juventus.

In particolare, è emerso che i contenuti della prova erano stati preventivamente comunicati allo stesso calciatore, giungendo a predeterminare l’esito ed il punteggio d’esame, per corrispondere alle richieste che erano state avanzate dalla Juventus, con la finalità di conseguire un positivo ritorno di immagine, tanto personale quanto per l’Università.

Gli accertamenti investigativi hanno consentito, altresì, di comprendere come, nei primi giorni del mese di settembre del 2020, la dirigenza del club torinese si fosse attivata, anche ai massimi livelli istituzionali, per “accelerare” il riconoscimento della cittadinanza italiana nei confronti di Suarez, facendo, quindi, ipotizzare nuove ipotesi di reato a carico di soggetti diversi dagli appartenenti all’università, tuttora in corso di approfondimento.

Condividendo le ipotesi accusatorie, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto le misure cautelari avendo rilevato “il concreto ed attuale rischio che gli indagati, se non sottoposti ad idonea cautela, ripropongano condotte delittuose analoghe a quelle per le quali si procede, avendo mostrato di considerare l’istituzione di cui fanno parte e che rappresentano alla stregua di una res privata gestibile a proprio piacimento”.