Caso Suarez: la Regione chiede le dimissioni dei vertici dell'Ateneo

Il Rettore e il Direttore Generale erano stati già sospesi per 8 mesi
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Perugia

Prosegue l'inchiesta della procura di Perugia sull'esame “farsa” sostenuto dal calciatore Luis Suarez lo scorso 17 settembre.

, i militari della Guardia di Finanza di Perugia hanno decretato la misura cautelare interdittiva della sospensione, per otto mesi, dall’esercizio del pubblico ufficio, rispettivamente ricoperto dal Rettore Giuliana Grego Bolli, dal Direttore Generale Simone Olivieri, dalla professoressa Stefania Spina e dal componente della commissione “Celi Immigrati”, Lorenzo Rocca dell’Università per stranieri di Perugia.

La Regione Umbria si è invece mossa verso la richiesta del ricambio dei vertici dell’Università per Stranieri.

La Regione ha quindi convocato il professor Alessandro Torello, membro di parte pubblica del consiglio di amministrazione dell’Ateneo di Perugia, nominato da Regione, Provincia e Comune di Perugia.

Compito del professor Torello sarà quello di chiedere le dimissioni di Grego Bolli e Olivieri e un ricambio di tutti i vertici, senza escludere per il momento il ricorso ad una mozione di sfiducia.

La presidente Donatella Tesei chiede un passo indietro di tutti i dirigenti e vertici coinvolti nel Caso Suarez anche per tutelare l'Ateneo perugino dall'inchiesta, in cui tutti i coinvolti erano a conoscenza dell'esame farsato del calciatore.

Già ad ottobre la presidente della Giunta Regionale aveva convocato Torello per chiarire i primi punti salienti dell'indagine; il professore aveva così richiesto e ottenuto un consiglio di amministrazione specifico, convocato in data 12 novembre, nel quale a Olivieri è stato chiesto di riferire, mentre Grego Bolli era al momento in malattia.

Il Direttore Generale aveva respinto tutte le accuse, per poi essere sospeso successivamente per la durata di otto mesi, provvedimento che ha smentito la sua estraneità ai fatti.

Condividendo le ipotesi accusatorie, il Giudice per le indagini preliminari ha infatti disposto le misure cautelari, avendo rilevato “il concreto ed attuale rischio che gli indagati, se non sottoposti ad idonea cautela, ripropongano condotte delittuose analoghe a quelle per le quali si procede, avendo mostrato di considerare l’istituzione di cui fanno parte e che rappresentano alla stregua di una res privata gestibile a proprio piacimento”.