Inchiesta corruzione: la Duchini deve andare a processo

Ipotizzati reati di abuso di ufficio e peculato
Perugia

L'ex Procuratore aggiunto di Perugia, Antonella Duchini, attualmente in pensione, andrà a processo, dopo il rinvio a giudizio decretato ieri, martedì 2 marzo, dal gup Angela Fantechi.

A processo finiranno anche uno degli ex Carabinieri coinvolti nei fatti risalenti al 2016, Orazio Gisabella, il suo collega Costanzo Leone, l'avvocato Pietro Gigliotti, l'imprenditore Valerio Rizzuto, il dottor Ignazio Pusateri, il carabiniere Fabio Sinato e l'imprenditore del cemento Carlo Colaiacovo. Il commercialista Francesco Patumi, anche lui coinvolto nelle indagini, è stato invece prosciolto.

I reati contestati ai processati sono quelli di corruzione, rivelazione di segreto istruttorio, peculato e abuso d'ufficio.

Il 4 maggio inizierà il processo presso il tribunale collegiale di Firenze. Gli avvocati Nicola Di Mario e Michele Nannarone, che difendono entrambi la Duchini e, solo Di Mario, Orazio Gisabella, si sono detti fiduciosi che gli imputati, all'esito del procedimento, verranno assolti, dopo aver dimostrato l'infondatezza di tutte le accuse. 

Il professor Franco Coppi e l'avvocato Ubaldo Minelli, legali difensori dell'imprenditore del cemento, hanno affermato che il vaglio dibattimentale condurrà a un pieno proscioglimento del loro assistito per insussistenza dei fatti.

Secondo l'avvocato David Brunelli, rappresentante della società FC Gold, la decisione del gup di Firenze sul rinvio a giudizio consentirà di fare chiarezza su "accadimento inquietanti che potrebbero aver condizionato pesantemente la vita della società Fc Gold e frustrato i molti tentativi dei suoi amministratori di tamponare la crisi finanziaria che dal 2015 la tormenta. Stabilirà il Tribunale fiorentino se su quella crisi si sono davvero avventati speculatori senza scrupoli, agevolati da funzionari infedeli, aggravandola fino a renderla difficilmente reversibile".

IL CASO DUCHINI

I fatti risalgono al periodo a cavallo tra il 2016 e il 2017, quando la dottoressa Duchini, incaricata delle indagini su un procedimento penale riguardante i fratelli Colaiacovo, avrebbe rivelato notizie sottoposte a segreto.

Al  re del cemento, secondo l’accusa, sarebbe stata "comunicata l’adozione di un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza della quota della società Financo di proprietà della Franco Colaiacovo Gold".

Secondo il pm di Firenze Carlo Colaiacovo avrebbe quindi "istigato i concorrenti".

Nel capo d’imputazione in cui si ipotizzava l’accusa di abuso d’ufficio era infatti spiegato che era stato "intenzionalmente arrecato un ingiusto danno agli imprenditori Giuseppe e Franco Colaiacovo essendo stato dimesso tale provvedimento al solo scopo di impedire l’erogazione di finanziamenti in favore dei due". In questa maniera sarebbe stato "procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale a Carlo, favorendolo nel progetto di acquisizione di dette quote".

Al centro della tesi d’accusa una dazione di 108 mila euro da Rizzuto all’ex Ros per far commettere a Duchini atti contrari nei suoi procedimenti giudiziari. Poi c’è il capitolo peculato, con 400 mila euro di consulenze e liquidazioni sempre in ambito giudiziario di cui avrebbe beneficiato in parte lo stesso Gisabella.

Nell'udienza di dicembre, l'ex Procuratore aggiunto aveva sostenuto la sua estraneità a tutti i capi di imputazione. Anche Gisabella aveva respinto tutte le accuse in aula durante un interrogatorio durato tre ore.