Case popolari in Umbria, un inquilino su due non paga l'affitto

La relazione del presidente Napoletti pone l'accento sul problema
Perugia

II 49,24% dei residenti nelle case popolari non paga l'affitto. E questa volta l'emergenza sanitaria non c'entra. Al 2019 la percentuale era anzi leggermente superiore, 49,82%. I numeri sono quelli che si leggono nella relazione del presidente Ater Umbria, Emiliano Napoletti, (e riportato oggi sul Corriere dell'Umbria) che accompagna il bilancio di previsione 2021 e il bilancio pluriennale 2021/2023 dell'ente. La categoria cui si fa riferimento, specificando che si tratta di dati provvisori rispetto a quelli che potrebbero venire fuori dal consuntivo di fine anno, è quella dell'edilizia sociale di proprietà Ater dove si rileva, evidenzia il presidente Napoletti, una sostanziale identità fra la percentuale di morosità registrata al 31 agosto 2019 (49,82%) e quella al 31 agosto 2020 (49,24%).
"Va considerato, però - spiega - che il settore in esame è quello in cui si è verificato il principale introito derivante dall'accesso dei nuclei familiari aventi diritto al contributo regionale a favore di morosi incolpevoli e che pertanto senza tale contributo una tantum si avrebbe una situazione ancora più delicata". Per Napoletti la misura strutturata come intervento di carattere straordinario e contingente, ha di fatto rappresentato, alla luce di quanto poi accaduto nel corso dell'anno, una delle misure più efficaci adottatea fronte dell'emergenza sanitaria in atto. rispetto ai bandi emessi dai Comuni per la concessione di contributi a sostegno delle locazioni in piena pandemia, di cui tutt'oggi pochi cittadini hanno potuto usufruire, nello stesso periodo è stata garantita a oltre 250 nuclei familiari della regione una concreta soluzione alle problematiche che li hanno investiti, non ultima l'emergenza epidemiologica in atto. "La misura dovrebbe anche compensare le conseguenze prodotte dall'assenza di qualsiasi altra forma di sostegno, un tempo attuate direttamente dai Comuni, ormai privi di ogni risorsa economica. Il fenomeno continua Napoletti evidente soprattutto per i nuclei familiari che usufruiscono di nuove assegnazioni e che si trovano ad accedere all'edilizia sociale con redditi sempre più bassi e di natura precaria, è stato più volte portato all'attenzione della Regione a cui è stata richiesta collaborazione". Ed è proprio sulla situazione di disagio in cui versano le famiglie umbre che fa leva Cristina Piastrelli, segretario generale Sunia Umbria. "L'ultimo rapporto Caritas è emblematico evidenzia di 77.014 richieste di aiuto arrivate nella otto diocesi della regione, la fetta più consistente pari a 15.456, era per problemi relativi all'alloggio. Le persone non ce la fanno più ad andare avanti e i nuovi parametri per il calcolo dei canoni non fa che peggiorare la situazione". Il nuovo regime di determinazione dei canoni è stato applicato dall'Ater nel 2020 in regime clamierato Un problema, del calcolo su base Isee dei canoni di locazione e questa sperimentazione andrà avanti per tutto il 2021 per poi far sì che il sistema possa entrare in vigore a pieno regime nel 2022. "Più volte abbiamo ribadito la necessità di sederci tutti attorno a un tavolo per trovare una soluzione ma al momento nessun invito è arrivato rimarca Piastrelli Invece da quasi due anni le assegnazioni sono ferme, solo il Comune di Perugia ha continuato a lavorare senza tregua, nonostante a pandemia".Quello dell'emergenza abitativa, che secondo Cristina Piastrelli si sta allargando a macchia d'olio andando a investire categorie che sinora sembravano escluse. "Da una nostra indagine è emerso che il 60% dei lavoratori dipendenti ha difficoltà con la casa che possono essere legate al pagamento della rata del mutuo o del canone di affitto. E per questa categoria, esclusa dalla possibilità di usufruire di alloggi Ater, non c'è risposta", sottolinea Piastrelli. Che snocciola anche qualche numero: solo nella provincia di Perugia, al 30 settembre 2021, sono 33 i pignoramenti e 1.032 le intimazioni di sfratto.