Carlotta morta in vacanza, il racconto choc dell’amica

Solo al pronto soccorso una poliziotta ha dato al gruppo la tragica notizia
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Perugia

Per la morte in vacanza della 18enne perugina Carlotta Martellini la polizia greca non ha dubbi: i primi a finire nel mirino dell’inchiesta sono i responsabili dell’autonoleggio. Secondo le norme che regolano questo tipo di attività, in Grecia non è possibile affittare auto a minori di 21 anni.  
Comunque ci vuole una patente valida da almeno 12 mesi. Un’informazione che si trova su qualsiasi guida di viaggi in Grecia.
Non solo, secondo quanto trapela da chi sta seguendo da vicino le indagini, le norme prevedono restrizioni anche per le caratteristiche dei mezzi noleggiati, per esempio la loro “anzianità”. In altre parole, se le auto sono troppo vecchie, non si possono affittare a nessuno e l’azienda è tenuta ad aggiornare periodicamente il proprio parco macchine.
Da qui le indagini su modelli e immatricolazioni della polizia. Che comunque acquisirà anche l’ultimo video postato da Carlotta poco prima del terribile incidente che l’ha fatta sbalzare fuori dall’abitacolo scoperto per finire addosso alla costiera rocciosa.
Le indagini degli investigatori dovranno quindi chiarire per prima cosa che tipo di noleggio è stato fatto alle ragazze.
Secondo le prime rivelazioni una delle ragazze avrebbe firmato una sorta di manleva in cui sollevava da ogni responsabilità l’esercente che ha concesso il noleggio per tutta la settimana in cui è durata la vacanza.
Al momento dell’incidente, Carlotta si trovava sul sedile posteriore di una delle auto che, essendo cabriolet, non prevede tetto protettivo.
L’auto avrebbe sbandato e sarebbe finita su una scogliera che costeggia la strada provinciale Agios Stefanos-Fanari, sbalzando la giovane. Ancora non è chiaro se l’incidente sia stato causato da un ostacolo imprevisto.
Intanto, le amiche di Carlotta sono tutte rientrate a Perugia. Visitate al Pronto Soccorso, sono in buone condizioni, seppur sotto choc.
Solo una di loro ha riportato un trauma cranico e le sono stati applicati una quindicina di punti di sutura.
Tutte si sono chiuse nel silenzio e nel dolore. Una di loro ha raccontato ai parenti che poi hanno riferito a La Nazione: "I soccorsi sono arrivati dopo 40 minuti. Dopo lo schianto ci chiamavamo disperate. Era buio, Carlotta era l'unica che non ci rispondeva. Solo al pronto soccorso una poliziotta ci ha dato la tragica notizia".