Detenuto picchia un agente e tenta di immobilizzarlo

Il poliziotto, pur ferito, ha reagito ed è riuscito a chiuderlo nella cella
Perugia

Un detenuto ha tirato un pugno in faccia, tra l’occhio e la tempia, ad un agente penitenziario nel carcere di Perugia Capanne, è l’ennesima, grave, aggressione ai danni dei poliziotti. Erano circa le 6,50 quando l’agente ha avviato le “Operazione i socialità nella sezione 3A del reparto circondariale.

Quando è arrivato vicino alla cella di un detenuto, nel momento in cui apriva la stanza per far entrare un altro recluso, è stato minacciato con un manico di scopa in mano. Al tentativo di essere bloccato il detenuto ha sferrato un cazzotto in faccia al poliziotto penitenziario e dopo il colpo lo ha afferrato per l’avambraccio cercando di tirarlo all’interno della cella.
Il poliziotto ha reagito ed è riuscito a chiuderlo nella cella.

«Lo stesso detenuto – dice Fabrizio Bonino del Sappe – si era reso protagonista qualche settimana fa di un ennesimo episodio e con le stesse modalità colpendo con un pugno un altro Assistente di Polizia. L’agente, soccorso immediatamente, è strato accompagnato in ospedale per le cure del caso. Crediamo – scrive il sindacato – ci si renda conto che così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano. E purtroppo non vediamo azioni decise da parte di Ministero della Giustizia e Dipartimento Amministrazione Penitenziaria tese a tutelare i poliziotti Come ad esempio la fondamentale necessità di istituire le camere di sicurezza presso gli ospedali ed ogni altra iniziativa finalizzata a contrastare le aggressioni e le colluttazioni. Ma anche i ferimenti che si verificano costantemente, con poliziotte e poliziotti contusi, offesi e feriti e addirittura colpiti dal lancio di feci e urine dei detenuti, con celle devastate ed incendiate. Basta!»

Donato Capece, segretario generale del SAPPE,  ricorda che nelle ultime settimane il SAPPE è sceso in piazza proprio per “denunciare le gravi violenze contro i poliziotti delle carceri italiane, sempre più spesso aggrediti, minacciati, feriti, contusi e colpiti con calci e pugni da detenuti e la mancata assunzione di provvedimenti in materia di ordine e sicurezza delle carceri da parte del Ministro della Giustizia Bonafede a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sintomo evidentemente di una mancanza di progettualità dell’esecuzione della pena e, in questo, contesto del ruolo dei Baschi Azzurri.”

Il SAPPE ricorda i numeri delle carceri e dell’esecuzione della pena in Italia: alla data del 30 giugno scorso, erano detenute nelle carceri del Paese 53.579 detenuti rispetto alla capienza regolamentare di poco meno di 50mila posti. Gli stranieri ristretti nelle nostre carceri sono 17.510 (il 33%). Ben 100.891 i soggetti seguiti dagli Uffici di esecuzione penale esterna, 1.322 i minorenni e giovani adulti presenti nei servizi residenziali e 13.190 quelli in carico ai servizi della Giustizia minorile.

“Gli eventi critici contro gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono aumentati in maniera spaventosa”, aggiunge. “Siamo passati dalle 378 aggressioni agli Agenti del primo semestre 2019 ai 502 del successivo semestre, dai 737 ai 1.119 telefonini rinvenuti e sequestrati ai detenuti, dalle 477 minacce-violenze-ingiurie alle 546, dalle 3.819 alle 4.179 manifestazioni di protesta. Senza dimenticare le recenti rivolte in oltre trenta strutture detentive sull’intero territorio nazionale, con circa 60 poliziotti penitenziari feriti e contusi, 13 detenuti morti per abuso di farmaci (9 a Modena e 4 a Rieti), interi Reparti detentivi devastati, incendiati e distrutti, Agenti sequestrati, maxi evasioni, fuoco e fiamme un po’ ovunque. E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria”.

Per il SAPPE anche il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha gravi responsabilità: “Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è sempre più distante dalla ‘sua’ forza di Polizia, la Polizia Penitenziaria. Non ha indicato una soluzione concreta per fermare questa spirale di violenza: anzi, sembra che le proposte per rivedere i circuiti e le norme dell’ordinamento penitenziario, a partire dalla vigilanza dinamica delle carceri che è alla base di tutta questa violenza inaccettabile, siano state abbandonate in qualche cassetto polveroso del Ministero. Bonafede sta con Caino o con Abele?”, conclude Capece.