Ecco come la camorra investe in Umbria

E' quanto emerso da un'indagine della Procura nei confronti di un imprenditore napoletano residente a Perugia
Perugia

Lo scorso martedì 9 marzo, su delega della Procura di Perugia, i militari del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, nei confronti di un

L'imprenditore, operante nel settore del commercio ambulante di tessuti ed indumenti usati, è ritenuto responsabile del reato di trasferimento fraudolento di valori, per aver attribuito fittiziamente a terzi beni immobili e quote societarie, al fine di eludere la normativa in materia di misure di prevenzione patrimoniale ed agevolare la commissione di condotte di riciclaggio.

Nel dettaglio, le investigazioni hanno evidenziato come l’imprenditore avesse attribuito formalmente al figlio la proprietà di tre immobili siti nel comune di Perugia (una villa nel quartiere di Prepo, un capannone a Sant'Andrea delle Fratte e un locale in corso Garibaldi), nonché di un terreno e di un fabbricato in costruzione sull’isola di Ischia, acquisiti presso aste giudiziarie per un prezzo complessivo di quasi mezzo milione di euro.

Inoltre, è emersa l’intestazione fittizia ad altri soggetti di imprese attive nel commercio ambulante presso le più importanti aree mercatali dell’Umbria, comparto nel quale il principale indagato è risultato aver acquisito una posizione di leadership, controllando, di fatto, la maggior parte dei “banchi”.

L'imprenditore avrebbe investito mezzo milione di euro da giugno 2018 a dicembre 2019 acquistando immobili alle aste giudiziarie e sarebbe stato pronto a comprare anche un B&B tramite la liquidità finanziaria proveniente da Secondigliano, che, secondo gli inquirenti, testimonierebbero la vicinanza dell'uomo al clan Licciardi, potente sodalizio camorristico del napoletano.

Inoltre, l'imprenditore napoletano sarebbe imparentato con un pericoloso latitante, che nel 2010, era ricercato per omicidio.

Le indagini sono partite dopo che gli importi di due bonifici (800mila euro) emessi da una parente dell'uomo sono risultati sospetti alla Banca d'Italia, che ha allertato immediatamente i militari del Nucleo di Polizia Economico.

L'imprenditore napoletano e suo figlio, anche lui coinvolto nelle indagini, sono difesi dall'avvocato Luciano Ghirga, il quale ha chiesto ricorso al Riesame per bloccare il sequestro preventivo, sottolineando che i soldi ricevuti dai suoi clienti siano frutto di un'eredità familiare e non abbiano nessuno stampo camorristico, né alcuna provenienza illecita.