La caccia al tempo del Covid

Il mondo venatorio è pronto a dare il proprio contributo rispettando pienamente le regole, con uno sguardo orientato alla salvaguardia del nostro sport e dell’ambiente
Perugia

   Si era appena conclusa la stagione venatoria quando improvvisamente esplose la pandemia da covid 19 che fermava l'intero nostro paese e con lui anche tutta la programmazione di quelle attività che le associazioni e i cacciatori svolgono generalmente durante il periodo primaverile.
Come la gestione delle ZRC, il controllo dei nocivi, il contenimento dei cinghiali, la semina dei campi a perdere e tutte quelle azioni che contribuiscono al miglioramento dell'habitat della selvaggina stanziale, tanto amata dai cacciatori ma attualmente tanto scadente, vuoi per via di un'agricoltura sempre più intensiva, vuoi per gli evidenti cambiamenti climatici, vuoi ancora per la presenza massiccia di alcune specie di nocivi che rendono gli habitat suddetti inidonei alla riproduzione di fagiani, starne e pernici.
A tutto questo si devono aggiungere le croniche incertezze dei calendari venatori che ogni anno funestano gli entusiasmi dei cacciatori, inoltre a ciò quest'anno ci si è scontrati anche con le problematiche del tesserino venatorio che si è dovuto consegnare dalle Associazioni venatorie per ben 3 volte, due provvisorie ed un definitivo.
Così a poche settimane dall'apertura, ci si ritrova, a malincuore, è il caso di dirlo, dopo aver affrontato tutte le sopraelencate problematiche legate ad i vari DPCM, di nuovo fermati dall’esplosione dei contagi dovuti ad una recrudescenza della pandemia.
Anche ora come sempre il mondo venatorio è pronto a dare il proprio contributo per frenare i contagi, rispettando pienamente le regole, e misurando la nostra grande passione con uno sguardo sempre orientato alla salvaguardia del nostro sport e dell’ambiente a cui siamo strettamente legati.
    Andrea Lilli
Umbria Caccia e Natura