Studio Maori vince importante risarcimento contro la banca

La Casa del Lampadario ottiene 197.944 euro da Fino 1 Securitisation e doBank per un conto Carisp passato a Unicredit
Perugia

Un risarcimento di 197.944 euro alla Casa del Lampadario di Perugia che Fino 1 Securitisation e doBank (costituite in luogo di Unicredit) dovranno versare  in base alla . Il tribunale ha condannato le società di credito anche alla rifusione delle spese processuali sostenute dalla società attrice: 545 per spese e 11.000 euro per la parcella.
Stiamo parlando di un caso di anatocismo e interessi fuori legge che ha preso le mosse dal 1992, con l'allora Cassa di Risparmio di Perugia, poi rilevata da Unicredit.
La Casa del Lampadario sas, difesa dagli avvocati Luca Maori e Giulia Di Candilo, ha esposto ai giudici di aver “sottoscritto sin dal 30 giugno 1992 un contratto di conto corrente ordinario presso la Cassa di Risparmio di Perugia, successivamente divenuta Unicredit banca”.
Conto corrente su cui nel tempo la banca “aveva addebitato una serie di consistenti poste illegittime anzitutto a titolo di interessi ultralegali e commissioni di massimo scoperto mai validamente pattuite fra le parti”. La società ha pure denunciato il fatto che la banca, la Carisp, le aveva addebitato “consistenti somme” in virtù dell'anatocismo (gli interessi sugli interessi) trimestrale applicato, sino al 2000, in via “non reciproca”, ossia solo sugli interessi a debito, nonché a titolo di spese non pattuite, “così da arrivare in molti periodi ad un Taeg (tasso annuo effettivo globale) superiore al tassosoglia determinato, nei corrispondenti periodi, ai fini della legge antiusura”, è scritto nell'incipit della sentenza firmata dal giudice Ombretta Paini. La Casa del Lampadario in base ai “conteggi effettuati dal proprio consulente” ha chiesto la restituzione, “quali oneri illegittimamente applicati a suo carico”, di 194.247,07 euro.
Unicredit s.p.a. ha subito eccepito la prescrizione del diritto alla restituzione di tutte le somme calcolate anteriormente al decennio che aveva preceduto l'instaurazione del giudizio in questione, ossia 1'11 febbraio 2005. Nel merito, poi, la banca ha rilevato “il carattere esplorativo e generico delle doglianze di parte attrice circa i presunti indebiti applicati a suo carico” contestando anche “le risultanze della consulenza in punto di determinazione del Taeg in quanto non in linea con i criteri di calcolo della Banca d'Italia” specificando che in ogni caso rimandava alla controparte l'onere della prova circa la fondatezza dei propri assunti”.
Per il giudice Paini invece la perizia “risulta attendibile in quanto preciso, articolato ed immune da contraddizioni o altri vizi logici”. Sul fronte della perizia “non risultando validamente pattuiti nel contratto originario interessi ultralegali”, il giudice, ha incaricato il consulente tecnico d'ufficio “di applicare a carico della società correntista solo gli interessi legali". Il ctu è così arrivato a determinare l'importo “dovuto in restituzione dalla banca, pari ad euno 197.944,36 oltre interessi a decorrere dalla domanda e sino al saldo”.