Banca Italia ha presentato l'aggiornamento congiunturale sull'economia umbra

La ripresa è frenata dalla crescente incertezza sull’evoluzione dell’emergenza
Perugia

Banca d'Italia, direzione Umbria, ha presentato l'aggiornamento congiunturale dedicato all'economia umbra nella prima parte del 2020.

Alla video-conferenza erano presenti Daniele Marangoni, Lucia Lucci, Simone Sartori (Nucleo per la ricerca economica di Perugia) e Miriam Sartini, (Capo della Filiale di Perugia della Banca di Italia)

Dall'esposizione del centro studi ricerche è accertato che l'economia della nostra regione ha subito una contrazione molto marcata in connessione con gli effetti dell’epidemia di Covid-19.

Nel terzo trimestre l’attività ha mostrato invece una ripresa, che ha consentito tuttavia un recupero molto parziale di quanto perso in primavera.

Le stime più recenti formulate dalla Svimez per l’intero anno indicano un calo del PIL regionale di circa l'11%, a fronte del 9,5% previsto per l'Italia.

Nell’industria, tutti i principali settori di specializzazione, ad eccezione di quello alimentare, hanno evidenziato una diffusa flessione delle vendite; il calo, che ha interessato in misura analoga i mercati interni ed esteri, è stato più accentuato nei comparti dell’abbigliamento, dei metalli e della meccanica.

Ordini e fatturato hanno ripreso a crescere significativamente durante l’estate, senza tuttavia tornare ai livelli del 2019. I piani di investimento, deboli già all’inizio dell’anno, sono stati rivisti al ribasso da un’ampia quota di aziende.

Il mutato contesto ha prodotto pesanti ricadute anche sull'edilizia: oltre due terzi delle imprese hanno rilevato una marcata riduzione dei volumi produttivi.La situazione, sfavorevole in tutti i comparti, appare peggiore per l’attività di costruzione di nuovi edifici, anche a motivo dell’accresciuta incertezza delle famiglie sulla propria situazione economica. In prospettiva il settore potrebbe tuttavia trarre beneficio dai recenti provvedimenti di rafforzamento degli incentivi fiscali e di snellimento burocratico delle opere di ricostruzione post-sisma.

Dall'indagine semestrale è emerso che il settore dei servizi è risultato il più colpito dagli effetti della crisi pandemica a causa della prolungata interruzione di molte attività provocata dal lockdown nazionale e dei perduranti limiti imposti all’aggregazione sociale e alla mobilità.

La crisi dei consumi si è riflessa in misura severa sui servizi di alloggio e ristorazione e sul commercio al dettaglio non alimentare.

Le conseguenze dell’emergenza sanitaria sul settore turistico sono state immediate e particolarmente intense: nei primi otto mesi dell’anno arrivi e presenze si sono dimezzati rispetto allo stesso periodo del 2019. Le perdite di flussi turistici accumulate nei mesi di restrizioni alla mobilità e di distanziamento sociale sono state solo in piccola parte compensate dal forte incremento di visitatori italiani registrato in agosto.

Le condizioni reddituali del sistema produttivo umbro sono peggiorate a causa del ridimensionamento dei ricavi: il saldo tra le aziende che si attendono di chiudere l’esercizio in utile e quelle che prefigurano una perdita è diventato negativo.

Per fronteggiare il conseguente forte fabbisogno di liquidità, le imprese hanno accresciuto in maniera rilevante la domanda di finanziamenti al sistema bancario; le condizioni di offerta sono state rese più favorevoli dalle misure espansive di politica monetaria e dagli interventi governativi. Dopo una lunga fase di contrazione, i prestiti alle imprese sono così tornati a crescere (+3,3 per cento a settembre).

L’espansione, concentrata soprattutto nella provincia di Perugia, è stata più intensa per le aziende di minori dimensioni, principali destinatarie dei provvedimenti di sostegno del credito. A questi ultimi è riconducibile anche il mantenimento su livelli contenuti del flusso dei crediti deteriorati.

La contrazione dell’attività produttiva ha determinato nel primo semestre un brusco calo delle ore lavorate e degli occupati a tempo determinato (-15% e -24%, rispettivamente).

Le attivazioni di contratti sono diminuite in special modo nei servizi, tra i giovani e le donne. Nel primo semestre del 2020 il numero di occupati è diminuito dell'1,4%.

L’impatto della crisi è stato attenuato dal blocco dei licenziamenti e dal massiccio ricorso alle forme di integrazione salariale. Tali strumenti, insieme a quelli a supporto delle fasce più deboli della popolazione, hanno contribuito a un miglioramento nel periodo estivo del clima di fiducia delle famiglie. Queste ultime hanno comunque ridotto la domanda di credito sia per l’acquisto di abitazioni sia per finanziare i consumi.

Dopo una lunga fase di contrazione, sono tornati a crescere i prestiti alle imprese, soprattutto in Provincia di Perugia e per le imprese più piccole.

I depositi bancari hanno fortemente accelerato (+10,1% a settembre contro il 9,3% a livello nazionale). All’incremento di quelli delle famiglie hanno contribuito verosimilmente anche le minori spese per consumi nel periodo di attuazione delle misure di contenimento del contagio e l’accresciuto risparmio precauzionale.

La maggiore liquidità affluita al sistema produttivo umbro a seguito delle misure adottate dalla BCE e dal Governo è stata in buona parte trattenuta in risposta ai crescenti timori sull’evoluzione del quadro congiunturale e per la minore propensione a investire; l’incremento delle disponibilità in conti corrente delle imprese ha raggiunto il 29,2%.

Le aspettative a breve termine formulate dagli operatori in settembre erano orientate alla prosecuzione della fase di modesto recupero dell’attività. Sulla ripresa grava tuttavia il forte grado di incertezza del contesto economico globale, condizionato dalla recente sfavorevole evoluzione della pandemia, che si riflette in una crescente prudenza da parte delle famiglie e delle imprese.

Secondo Miriam Sartini, Capo della Filiale di Perugia della Banca di Italia, la nostra regione, come altre parti del Paese,  sta attrversando una crisi senza precedenti, dal momento che questa non è generata da fattori economici, ma da un'emergenza sanitaria. Questa peculiarità si è ovviamente ripercossa sull'offerta e ha creato una forte carenza della domanda dei consumi per le famiglie e degli investimenti per le imprese.

Il clima di incertezza che stiamo vivendo è epocale, ma se da un lato è necessario rispettare tutte le misure atte a contrastare il contagio, dall'altro lato bisogna guardare avanti, in un'ottica di lungo periodo e attivare investimenti, soprattutto in capitale umano.

Il capo dellla sede direzionale di Banca Italia ha spiegato in video conferenza che banche, amministrazione pubblica e imprese devono necessariamente fare la loro parte in questo progetto di ripresa, anche perché la nostra regione ha avuto più difficoltà rispetto alle altre ad uscire dalla crisi economica e finanziaria, prima ancora che si aggiungesse quella sanitaria.