Torna libera l’avvocatessa Nicoletta Pompei

Il gip di Firenze trasforma i domiciliari in interdizione dell'esercizio della professione
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Perugia

Torna in libertà l'avvocatessa Nicoletta Pompei, accusata di corruzione in atti giudiziari e di traffico di influenze.
Come riporta oggi La Nazione Umbria, è stato il gip Angelo Antonio Pezzut ad accogliere la richiesta di revoca/o sostituzione della misura cautelare avanzata dagli avvocati Guido Rondoni e Roberto Erasti che assistono la Pompei, compagna del giudice Tommaso Sdogati, indagato e sospeso.
Il provvedimento arriva dopo due mesi di custodia cautelare. Il gip ha infatti ritenuto di trasformare i domiciliari nella misura interdittivi della sospensione dall'attività professionale per dodici mesi. Già il Consiglio di disciplina dell'Ordine degli avvocati di Perugia, nei giorni scorsi, aveva sospeso sia la Pompei che Bertoldi per un anno in via cautelaredisciplinare.
Il quadro indiziario non si è nè modificato nè attenuato, mentre «devono ritenersi attenuate le esigenze cautelari. Il periodo di custodia cautelare sofferto da Nicoletta Pompei sembra aver esercitato nei suoi confronti, soggetto incensurato e alla prima esperienza detentiva, un'adeguata efficacia deterrente verso il pericolo di recidiva».
Dopo che il tribunale del Riesame di Firenze aveva sparato a zero contro i due avvocati (Mauro Bertoldi e la stessa Pompei) e il giudice (Tommaso Sdogati) coinvolti nello scandalo corruzione al tribunale di Spoleto, è stato il gip Angelo Antonio Pezzuti, ad accogliere la richiesta di revoca/o sostituzione della misura cautelare avanzata dagli avvocati Guido Rondoni e Roberto Erasti che assistono la Pompei, compagna del giudice indagato e sospeso.
Nell'istanza, depositata nelle settimane scorse, gli avvocati difensori avevano chiesto la revoca depositando al giudice l'intervenuta cessazione del suo rapporto professionale con Bertoldi, con tanto di disdetta dell'immobile e delle utenze, la perdita di clienti in seguito agli arresti e l'intervenuta sospensione cautelare dall'esercizio della professione forenze comminata dal Cosiglio di disciplina. Istanza alla quale si ena opposto il pubblico ministero titolare., delle indagini. Il 14 febbraio il pm Luca Tescaroli aveva dato parere negativo ritenendo che il pericolo di commissione di nuovi reati non fosse solo legato agli interessi dell'avvocato Bertoldi e che nascesse anche dalla sua diretta convenienza. Intanto non è ancora stato fissato il Riesame contro la richiesta di revoca della sospensione dal servizio comminata a Sdogati per due mesi. II Csm ha già avviato un procedimento disciplinare e sembra che lo stesso magistrato abbia manifestato l'intenzione di chiedere un trasferimento.