Bimbo con 2 mamme, “trascrivere l’atto”

La Corte di appello di Perugia ha messo la parola fine sul caso del piccolo Joan
Perugia

 La Corte di appello di Perugia ha messo la parola fine sul caso del piccolo Joan, che il Comune di Perugia si era rifiutato di riconoscere perché figlio di due donne, e ha ordinato al sindaco della città, Andrea Romizi, di trascrivere immediatamente l'atto di nascita con entrambe le madri.
E' quanto riferisce Omphalos in merito alla vicenda della mancata registrazione di un bimbo nato in Spagna da due mamme perugine grazie alla procreazione assistita.
    "La magistratura è dovuta intervenire ancora una volta in pochi mesi per tutelare i diritti fondamentali del piccolo Joan", commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos Lgbti; "la Corte di appello ha ritenuto infondato il ricorso presentato dal sindaco Romizi e dal ministro Salvini contro la precedente decisione del Tribunale arrivata lo scorso marzo. L'ordine del tribunale di trascrivere integralmente l'atto di nascita di Joan non è mai stato attuato dal Comune, che invece ha fatto ricorso in appello, perdendo ancora una volta".
«Nell’attuale contesto sociale e giuridico non è possibile affermare che l’instaurazione di relazioni genitoriali tra genitori dello stesso sesso ed il figlio frutto del loro progetto di famiglia non tuteli il suo preminente interesse dato che non ha alcuna evidenza scientifica, ed anzi l’amore di due genitori omosessuali è equivalente a quello di due genitori eterosessuali nella misura in cui consente al figlio di crescere in un ambiente coeso quale quello famigliare». E neppure che «tale instaurazione per effetto del riconoscimento degli effetti di un atto formato all’estero risulti contrastare con principi fondamentali dell’ordinamento, pur prendendosi atto delle scelte del legislatore ordinario di non consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alle coppie formate da due donne e di non disciplinare la genitorialità omosessuale». Sono due dei passaggi chiave della sentenza depositata il 22 agosto con cui la sezione civile della Corte di appello di Perugia – presieduta da Salvatore Ligori con consigliere Claudia Matteini e consigliere relatore Francesca Altrui – rigetta il ricorso contro la sentenza di primo grado avanzato dall’avvocatura distrettuale dello Stato per conto del sindaco di Perugia Andrea Romizi quale ufficiale di stato civile e del ministero dell’Interno sul cosiddetto “caso Joan”.
 Il caso aveva sollevato l’attenzione e l’indignazione di cittadini e media locali e nazionali.

Le mamme di Joan si erano rivolte allo sportello legale di Omphalos per veder riconosciuti documenti e identità del piccolo. L’associazione aveva più volte richiesto un incontro al primo cittadino per spiegare le ragioni della trascrizione, incontro che è stato sempre negato fino al formale rifiuto della trascrizione. Omphalos, grazie al prezioso supporto di Rete Lenford, l’associazione di avvocati per i diritti Lgbt, aveva quindi portato il caso all’attenzione della stampa e supportato le due mamme nel percorso verso la presentazione del ricorso in Tribunale.