“Carichiamoci d’arte”, l’invito di Stefania Vichi, tra i protagonisti di “Mapping Umbria”

Il 3 ottobre inaugura la personale ‘Rinascimento (feat. barocco). Loading Art’, a palazzo Ranieri di Sorbello
Perugia

“Carichiamoci d’arte”. È l’invito che l’artista emergente Stefania Vichi lancia da Perugia, dove mercoledì 30 settembre è stato presentato il progetto ‘Mapping Umbria’, nel quale la stessa Vichi appare accanto a grandi nomi quali Massimiliano Fuksas, Jean Nouvel, Stefano Boeri, solo per citarne alcuni. Un messaggio che traspare anche dalla sua prima esposizione, la mostra di PittoScultura ‘Rinascimento (feat. barocco). Loading Art’, che sarà inaugurata sabato 3 ottobre a Perugia nel palazzo Ranieri di Sorbello, sede dell’Istituto Italiano Design (Iid). E proprio l’Iid di Perugia, con il patrocinio di Regione Umbria e assessorato alla cultura del Comune di Perugia, ha promosso ‘Mapping Umbria’, un progetto ambizioso, sviluppato a livello curriculare dagli studenti del corso triennale in Communication Design, coordinati dal docente Gianluca Sandrone. A illustrarne i dettagli c’erano, oltre a Stefania Vichi, Benedetta Risolo, responsabile delle Relazioni esterne dell’Iid di Perugia, Leonardo Varasano, assessore alla Cultura del Comune di Perugia, e Carlo Pizzichini, curatela della Mostra. Tra i presenti anche Fabrizio Milesi, architetto che si è occupato dell’allestimento della mostra di Vichi.

“Mapping Umbria, guida cartografica al progetto contemporaneo – ha spiegato Risolo – raccoglie la produzione, la ricerca e l’arte contemporanea sviluppate sul territorio umbro, con attenzione agli ambiti della pittura, scultura, architettura e design. L’obiettivo del progetto accademico è quello di rendere fruibile e accessibile il panorama artistico contemporaneo della nostra regione, documentando e mappando gli artisti e il loro operato. È così che abbiamo incontrato la promettente tifernate Stefania Vichi, le cui opere avremo piacere di ospitare, fino all’8 novembre, nelle sale affrescate di palazzo Ranieri di Sorbello, nel centro storico di Perugia”. Mapping Umbria, nelle intenzioni degli autori, vuole anche offrire una ‘mappa’ di luoghi non conosciuti dell’arte, per far riflettere sul concetto stesso di isolamento e sui luoghi comuni legati alla segregazione dei territori lontani dai centri urbani italiani. I volumi saranno disponibili nei punti vendita turistici del sistema museale dell’Umbria.

“Sono onorata di fare parte del progetto – ha spiegato Vichi, che ha anche anticipato alcuni dettagli sulla mostra –. Il titolo della mostra mette insieme due periodi storici, il Rinascimento inteso come la riscoperta dei periodi passati per dare nuova luce nel contemporaneo, e il Barocco, che è essenzialmente un inno allo stupore. I due concetti possono essere spesi bene nel contemporaneo cercando di riscoprire l’arte, soprattutto dopo il periodo buio che abbiamo attraversato. È un invito a stupirci, a caricarvi di arte insieme a me, difatti le opere giocano e interagiscono direttamente con il visitatore attraverso la dress art e la loading art”.

“È la creazione d’arte intesa come bene comune – ha spiegato Pizzichini – da preservare e tenere in vita. Questa credo sia la vera rivoluzione che cova negli intenti di Stefania Vichi. I giorni del confinamento fisico ci hanno reso consapevoli che nulla sarà come prima, e il fatto che solo prendendosi cura dell’altro, si possa salvare se stessi, ha innestato una sorta di principio di solidarietà di fronte a eventi speciali. Il mondo ha bisogno degli artisti ora, loro sono abituati alle crisi e sanno superarle attraverso l’arte”.

“Abbiamo patrocinato la mostra di Stefania Vichi con grande piacere – ha spiegato Varasano – non solo per spirito di collaborazione con l’Istituto Italiano Design, ma anche perché l’artista ci dà un messaggio carico di significati. Oltre al valore in sé della mostra, essa rappresenta anche una sfida artistica importante dopo la pandemia, uno slancio verso l’arte da parte di un’artista giovane che ha deciso di lasciare la sua professione di avvocato per dedicarsi interamente all’arte. Un segnale dirompente verso il futuro che ci dice di non smettere mai di credere in noi stessi e di promuovere la bellezza”.