L’app Immuni al via in 4 regioni, e poi in tutta Italia

Le perplessità di Matteo Salvini: “I dati potrebbero finire ai cinesi, nessuna garanzia”
Perugia

Da lunedì 1 giugno è possibile scaricare Immuni, l’app promossa dal ministero della Salute e realizzata dalla società Bending Spoons per aiutare il contenimento dell’epidemia da coronavirus attraverso il “contact tracing”.
Da lunedì in alcune regioni, e poi presumibilmente da qualche giorno dopo in tutta Italia, Immuni comincerà a fare il suo lavoro. Concretamente, non sarà un’app da usare: chi deciderà di usarla – è totalmente volontario, anche se molto raccomandato – dovrà soltanto assicurarsi che la schermata principale di Immuni segnali “Servizio attivo”: vuol dire che tutto funziona correttamente.
Il sistema di notifiche di esposizione di Immuni mira ad avvertire gli utenti quando sono stati esposti a un utente potenzialmente contagioso.

“Il sistema è basato sulla tecnologia Bluetooth Low Energy e non utilizza dati di geolocalizzazione di alcun genere, inclusi quelli del Gps. L’app non raccoglie e non è in grado di ottenere alcun dato identificativo dell’utente, quali nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo email. Immuni riesce quindi a determinare che un contatto fra due utenti è avvenuto, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati”, spiega la presentazione.
Ma le notifiche in caso di esposizione a un potenziale contagio possono permettere di procedere in tempi brevi con l’isolamento e sono “di cruciale importanza per minimizzare il numero di contagi e assicurarsi che gli utenti possano ricevere le giuste attenzioni mediche il prima possibile, minimizzando il rischio di complicanze”.
Immuni non è però ancora operativa: prima deve cominciare una sperimentazione, che partirà lunedì 8 giugno nelle regioni Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia. Non si sa ancora quanto durerà la sperimentazione, ma si parla di una settimana. Nel frattempo l’app si potrà comunque scaricare dagli store di Android e iOs.

Fra i primi a prendere posizione contro questa soluzione è Matteo Salvini. A poche ore dall'esordio dell'app, il leader leghista ha annunciato che sicuramente non farà parte delle persone che la scaricheranno e la useranno “perché non darebbe sufficienti garanzie sulla privacy”. Addirittura l'ex Ministro dell'interno segnala possibili collegamenti dello sviluppatore con soci cinesi adombrando possibili commerci di dati degli italiani. Da lunedì in alcune regioni, e poi presumibilmente da qualche giorno dopo in tutta Italia, Immuni comincerà a fare il suo lavoro. Concretamente, non sarà un’app da usare: chi deciderà di usarla – è totalmente volontario, anche se molto raccomandato – dovrà soltanto assicurarsi che la schermata principale di Immuni segnali “Servizio attivo”: vuol dire che tutto funziona correttamente.
“Non mi scarico la app Immuni. Sino a quando non ho certezza che i dati privati degli italiani, quelli economici, sanitari e fiscali non sono in mani sicure e non vadano in mano a qualcuno che ha soci cinesi, non la scarico” - ha dichiarato Salvini intervenendo alla trasmissione Quarta Repubblica su Rete 4, aggiungendo: “Prima di mettere in mano il mio telefonino a qualcuno che non è certificato e che ha dei soci cinesi ci penso diciotto volte perché la Cina non è una democrazia”.
Il riferimento di Salvini è al fatto che Bending Spoons, la società milanese che ha sviluppato l'app Immuni, ha nella propria compagine societaria anche una quota di un investitore di Hong Kong. “Se qualcuno deve spiegare qualcosa nel mondo è proprio a Pechino. Perché non hanno detto quello che stava accadendo e ora magari, coi soldi che hanno in tasca, pensano di venire a fare shopping in Italia. Quindi non solo non gli do i dati del mio telefonino ma vorrei tenerli lontani dalle aziende italiane” - ha aggiunto il leader della Lega.