Agricoltura, semine autunnali in pericolo a causa degli animali selvatici

Coldiretti Umbria scrive ad assessore Morroni: sì alla caccia fuori dal proprio comune
Perugia

Specie in questo periodo di emergenza sanitaria che provoca sofferenze all’intero tessuto produttivo, occorre fare il possibile per fermare l’escalation di danni, aggressioni e incidenti che causano purtroppo anche vittime, che sono il risultato dell’incontrollata proliferazione degli animali selvatici, in particolare dei cinghiali, il cui numero in Umbria si stima abbia superato abbondantemente i 100mila esemplari.

È quanto afferma il presidente della Coldiretti Umbria Albano Agabiti che ha scritto all’Assessore regionale all’agricoltura Roberto Morroni riguardo alla necessità di sensibilizzare il Governo, sulla possibilità di una interpretazione meno restrittiva del DPCM del 3 novembre, per consentire la caccia sull’intero territorio regionale.

Oltre a mettere a rischio la sicurezza sulle strade e intorno alle abitazioni - ricorda Agabiti - i cinghiali nella nostra regione continuano a devastare le campagne e le colture, ma a preoccupare sono anche i rischi per la salute provocati dalla diffusione di malattie come la peste suina. Un pericolo denunciato recentemente dalla stessa virologa Ilaria Capua che ha parlato del rischio effetto domino se oltre al coronavirus la peste suina passasse in Italia dagli animali selvatici a quelli allevati.

L’attuale limitazione dell’attività di caccia all’interno del proprio comune per le regioni ricadenti in “zona arancione”, rischia dunque di avere serie ripercussioni sul contrasto alle specie invasive, la difesa dell’agricoltura e la sicurezza delle persone. Oltre otto italiani su 10 (81%) - secondo l’indagine Coldiretti/Ixè - pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero.

La proliferazione senza freni dei cinghiali - sottolinea Agabiti - sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali pure in aree di elevato pregio naturalistico. È necessario quindi - secondo il presidente regionale Coldiretti - nel rispetto delle misure di sicurezza che l’emergenza richiede, attivarsi al più presto per tornare a porre un freno alle devastazioni dei cinghiali su tutto il territorio regionale, scongiurando anche un calo delle attività di controllo e contenimento della fauna selvatica.

Occorre oggi più che mai - spiega il direttore Coldiretti Umbria Mario Rossi - difendere le produzioni agroalimentari del territorio, diventate ancora più preziose in questa situazione di emergenza sanitaria, tutelando così un comparto alle prese già con molte difficoltà. Cresce infatti lo scoramento e la frustrazione fra gli imprenditori, che, oltre alla pandemia, sono alle prese con i danni alle semine autunnali provocate dagli animali nocivi, quindi con un conseguente aumento delle spese, pure raddoppiate, al quale non corrisponde nessuna certezza sui futuri raccolti.

Proprio per far fronte una volta per tutte ad un problema la cui risoluzione richiede una svolta decisiva - conclude Rossi - da alcuni mesi abbiamo intrapreso un’azione mobilitativa per tutelare imprese e collettività richiedendo misure straordinarie ed eccezionali e il ricorso ad ogni sistema possibile, tra cui quello per rafforzare il controllo della specie cinghiale tramite trappolamento.