Tommaso racconta l'aggressione: "Io accoltellato al cuore da un ragazzino"

La vittima dell'accoltellamento in via XX Settembre intervistato da Il Messaggero
Perugia

Lo scorso 15 maggio Tommaso Cesareo ha rischiato di morire dopo essere stato colpito al cuore con un coltello da un diciottenne tunisino. Il 40enne accoltellato a Perugia, di fronte al bar "Due più Due" all’angolo tra via della Pescara e via XX Settembre amministratore di un condominio di via della Pescara, rimase ferito gravemente al cuore, all’addome e al braccio, poco dopo essere uscito dal bar con la fidanzata di nazionalità cinese.
A compirlo con assurda ferocia un 18enne tunisino ripreso dalle telecamere proprio mentre feriva il quarantenne e che è stato visto in faccia da vari testimoni, pochi istanti prima che facesse perdere le sue tracce.

Adesso, che il pericolo è scampato, Tommaso ha rilasciato la seguente intervista al quotidiano .
«Non cambierò il mio modo di vivere. Siamo arrivati al punto che forse dovremmo anche smettere di parlare in certe situazioni. Io negli anni ho imparato che ci sono cose che vanno evitate, ma in questo caso siamo arrivati al limite: sono stato accoltellato da un ragazzino davvero senza motivo».

Parla con qualche difficoltà, Tommaso Cesareo. Ma non ha perso per niente il suo spirito meridionale, il gusto per la battuta e soprattutto la tigna di non farsi sopraffare, nonostante le cicatrici gli ricorderanno per sempre come in un qualsiasi pomeriggio di maggio, in mezzo alla strada, sotto casa e tra gente conosciuta, un ragazzo forse neanche maggiorenne lo ha accoltellato al cuore, all'addome e a un braccio. La coltellata più pericolosa gli ha reciso il ventricolo sinistro, ha rischiato di morire e si è salvato solo per un miracolo, un millimetro e la bravura dell'equipe del cardiochirurgo Davide Di Lazzaro. Dopo l'operazione d'urgenza e la terapia intensiva, da una settimana è tornato a casa. E ora racconta al Messaggero quel che è successo nel giorno più assurdo della sua vita.

Tommaso, prima di tutto, come sta?
«Piano piano sto recuperando, sono molto affaticato, devo fare fiato. Mi controllo sempre con uno spirometro e faccio il tapis roulant. Quindici minuti a due chilometri all'ora, non proprio da record...».
Quarant'anni, amministratore di condominio conosciuto per il suo impegno contro il degrado, abituato a non abbassare la testa davanti ai balordi, in molti hanno pensato a una vendetta di qualche ex inquilino arrabbiato...
«Quel ragazzetto io non l'avevo mai visto. E la cosa stranissima è che non c'era stata da parte mia nessuna intenzione di litigare o fare casino. Stavamo parlando, è stata un'aggressione inaspettata. Anche i carabinieri che hanno visionato le immagini di sorveglianza hanno detto che ero tranquillissimo. E che il ragazzo ha tirato fuori il coltello all'improvviso».
Cos'è successo?
«Ero con la mia fidanzata, ho comprato le sigarette sotto casa e davanti al tabacchi c'era questo ragazzo che ci fissava. Ci fissava e rideva. Ma una risata da provocatore, da imbecilletto. Non avevo la minima intenzione di andare a discutere, gli ho solo chiesto: “Ci conosciamo? Fai ridere pure me”. Rispondeva in italiano, battutine da provocatore. Ha proseguito con quell'aria strafottente, io ho sottolineato come non fosse un bell'atteggiamento nei confronti di una persona che aveva più del doppio della sua età. L'amico che gli diceva di finirla ma invece, rivolto alla mia compagna (di origini asiatiche, ndr) ha detto: “Vaffa... Fanc... cinese di m...”. Io mi sono girato verso di lei, avevo paura reagisse, volevo tenerla buona e quando mi sono girato di nuovo verso di lui ho visto il coltello».
E poi?
«Non sono neanche riuscito ad accorgermene, non ho sentito il dolore delle coltellate, non mi sono reso conto di niente, è stato tutto immediato. Poi l'ho visto correre, ho visto il sangue che mi usciva dall'addome e mi sono messo a gridare. Sì, gridare con le ultime forze alla mia fidanzata di tornare indietro: si era messa pure a rincorrerlo, 'sta matta».
Poi però è tornata, ha chiamato la sua famiglia e sono stati allertati i soccorsi...
«Mi sono venuti tutti intorno, la mia ragazza e mio fratello erano spaventatissimi, chi piangeva e chi chiamava i carabinieri. E, lo scriva per favore, voglio ringraziare Chiara e Francesco, due ragazzi che erano lì davanti e mi hanno fatto forza fino all'arrivo dell'ambulanza. Mi accarezzavano, mi facevano coraggio, mi hanno fatto sedere e dato una gran forza. Li ho rintracciati grazie al titolare del bar e ci tengo davvero tanto a ringraziarli».
Da lì la corsa disperata in ospedale e poi l'intervento al cuore.
«Arrivato al pronto soccorso non ricordo più niente, ero allo stremo delle forze. Mi sono risvegliato in terapia intensiva».
Lo rifarebbe? Adesso ha paura?
«Io non ho fatto niente. Ho guardato anche io le immagini e davvero nemmeno abbiamo litigato. Ha tirato fuori il coltello e l'ha usato. Non dovremmo neanche più rispondere, ma io non cambio per questo il mio modo di vivere. Un'amica psicologa mi ha detto se ne volessi parlare: per fortuna non ne sento il bisogno. Ma penso a chi si poteva trovare nella stessa situazione e per la paura smettere di uscire di casa».
Dal sindaco alle associazioni di quartiere agli amici: mezza città le è stata vicina in quelle ore drammatiche...
«Ecco, questa è stata una cosa bellissima. Quando ho riacceso il cellulare dopo tre giorni ho trovato più di 600 messaggi. Tantissime persone che mi stavano vicine. Le ringrazio tutte, come ringrazio ancora tutti i professionisti dei reparti di Terapia intensiva post operatoria cardiochirurgica e di Chirurgia vascolare. Si vede che lavorano davvero con il cuore, tutti – dal primo all'ultimo – sono persone splendide».
A casa ha festeggiato con la sua famiglia?
«Lo ammetto... Non avrei dovuto, ma un goccino insieme ce lo siamo fatto. Ci voleva».
Alla sua salute.