Accademia di Belle Arti, il Museo riapre con ingresso scontato

Un'occasione per visitare la galleria dei gessi, tra le più antiche e importanti gipsoteche italiane per numero di pezzi
Perugia

Riapre anche il MUSA, il Museo dell'Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia. Da venerdì 3 luglio, sarà possibile visitare il patrimonio dell'antica istituzione, usufruendo anche direttamente di uno sconto (3 euro anziché 4): basterà esibire alla biglietteria la brochure del Musa, distribuita all'ingresso dello IAT (gli uffici Informazione e accoglienza turistica in Piazza Matteotti e Pian di Massiano) e della Galleria Nazionale dell'Umbria.

Una riapertura in tutta sicurezza (con dispositivi, segnaletica e modalità di accesso nel rispetto delle misure anti Covid-19) seguendo i consueti giorni e orari: venerdì, sabato e domenica, ore 11-13/15-18. Si ricompone così il circuito di quella che è la via dei Musei che ruota intorno a via dei Priori, seguendo un percorso storico che va dal Medioevo all'Ottocento, con lo scrigno dell’Oratorio di San Bernardino in piazza San Francesco al Prato che funge da calamita, a due passi dal Museo dell'Accademia, un piccolo tesoro formatosi nel tempo di cui molti ignorano persino l’esistenza. Eppure l’importante e vasto patrimonio di storia e d'arte che la Fondazione conserva esprime, in particolare, i fermenti e le tendenze prevalenti nella cultura umbra tra Ottocento e inizi ’900. Offre una collezione che si compone di materiali diversi raggruppati attorno a tre nuclei fondamentali: la Gipsoteca, il Gabinetto disegni e stampe, la Galleria dei dipinti.

La Galleria dei gessi, da considerarsi tra le più antiche e importanti gipsoteche italiane per il numero dei pezzi (oltre 600), per l’organicità strutturale, cronologica e storica che ne è caratteristica distintiva, raccoglie infatti una vasta gamma di modelli che spazia dal VI secolo a.C. fino al Novecento. Include calchi di straordinaria bellezza che assumono il valore di autentiche opere d'arte (Le tre Grazie di Antonio Canova, Il Pastorello del danese Bertel Thorwaldsen).

La Galleria dei dipinti (oltre 430) formata da opere che vanno dal XV al XX secolo in parte frutto di donazioni, in parte connesse con l'attività didattica. Il nucleo più consistente della raccolta, coincidente con il periodo di maggior fortuna dell'Accademia, è costituito da opere del tardo Ottocento (Domenico Bruschi, Annibale Brugnoli, Mariano Guardabassi, Guglielmo Mangiarelli, Francesco Moretti, Giuseppe Rossi, Gaspare Sensi, Matteo Tassi) e del primo Novecento (Armando Spadini, Adalberto e Viero Migliorati, Arturo Checchi, Gerardo Dottori, Mario Mafai, Alberto Burri) che offrono un’ampia esemplificazione delle esperienze artistiche locali e dell'attenzione che l'ambiente artistico perugino prestava alle coeve vicende italiane ed europee.

C'è poi il Gabinetto dei disegni e delle stampe, unica raccolta del genere in Umbria, vanta una consistente collezione di “pezzi cartacei” compresi tra la fine del XVI e il XX secolo. Si tratta di oltre 10.000 disegni e 6300 incisioni in parte provenienti da donazioni (Federico Benvenuti, 1877; Luigi Carattoli, 1882; Luigi Calderoni 1898), in parte acquistati dalla stessa Accademia o derivati dai corsi di insegnamento. Tra i nomi d’artisti che vi si incontrano, si citano in modo puramente indicativo, grandi disegnatori del Cinquecento e del Seicento, da Baccio Bandinelli al Callot, da Remigio Cantagallina a Salvator Rosa; larga è la rappresentanza di artisti umbri o attivi in Umbria come Stefano Amadei, Pietro e Valentino Carattoli, Carlo Spiridione Mariotti, Giovan Battista Wicar, Carlo Labruzzi. Le stampe comprendono opere di diverse scuole, un gruppo di importanti incisioni fiamminghe, olandesi e tedesche del Cinquecento e del Seicento, opere di Jacques Callot, Stefano della Bella, Giovan Battista Piranesi, Bartolomeo Pinelli, Pietro Sante Bartoli per non citare che i nomi più noti.