’Ndrangheta in Umbria, indagato imprenditore di Magione

Blitz della Finanza a casa di un imprenditore di 33 anni: sospetti legami con una cosca
Perugia

I tentacoli della ’Ndrangheta arrivano ancora una volta a lambire l'Umbria. L'associazione mafiosa calabrese a quanto sembra avrebbe puntato ad appropriarsi illecitamente dei fondi destinati all’emergenza Covid.
Nella maxi inchiesta della procura di Milano su alcuni soggetti contigui alle ’ndrine impegnati in frodi al fisco e ai contributi dell’emergenza risulta indagato anche un trentatreenne di Magione. Si tratta di un imprenditore che si sarebbe attivato per ottenere un prestito da 150 mila euro con causale Coronavirus.
L’umbro, S. C., non collegato alle cosche, è stato anche intercettato. Ieri sono scattate perquisizioni e sequestri nella sua residenza a Magione. In contemporanea a otto arresti effettuati dalla Dda di Milano.
Come riporta oggi anche , l’inchiesta nel suo complesso ha svelato una “complessa frode all’Iva nel settore del commercio di acciaio, attuata avvalendosi di una fitta rete di società cartiere e filtro, formalmente rappresentate da prestanomi”.
Il fascicolo rileva “l’esistenza di diverse imprese, tutte di fatto gestite, tramite prestanomi, da soggetti che alcuni collaboratori di giustizia (oltre a sentenze definitive) - riferisce il procuratore di Milano - hanno indicato quali affiliati alla ’ndrangheta in particolare al clan di San Mauro Marchesato che fa capo a Lino Greco cosca federata al noto locale di Cutro facente capo a Grande Aracri, ponendo in essere condotte di autoriciclaggio di proventi illeciti accumulati per oltre mezzo milione di euro, avvalendosi di canali bancari e conti correnti accesi in Bulgaria e Inghilterra”. Nel riciclaggio i soggetti indagati si sono avvalsi anche di un cittadino cinese residente in Toscana, “a sua volta interessato a riciclare importanti somme di denaro contante e mandarle in Cina”.
Poi c’è il capitolo Coronavirus.
Tre delle società inserite nello schema di frode avevano ottenuto i contributi a fondo perduto per le imprese in crisi a causa del Covid. Secondo la Gdf, che ha svolto le indagini, alle società sono andati 60mila euro in tutto - circa 45mila alla prima, 11mila alla seconda e 2mila alla terza - sulla base di false fatture. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Francesco Maida, arrestato e accusato di aver intestato in modo fittizio le società a dei prestanome, nonché di appartenere alla cosca Greco di San Mauro Marchesato, si è adoperato per ottenere un ulteriore prestito da 150mila euro.
L’11 giugno scorso Maida, “coadiuvato” dall’umbro S.C. titolare di alcune delle imprese in questione, “si cominciava ad attivare” presso “Monte Paschi di Siena, Bpm e Deutsche Bank” per ottenere i contributi a fondo perduto in base alla decreto legge dell’8 aprile. Il 33enne di Magione viene intercettato al telefono con Bpm, mentre chiedeva una nuova modulistica, non per il prestito da 25mila euro ma per un finanziamento da 150mila: “Abbiamo fatto la richiesta per fare quella cosa lì dei 150mila euro, no? Mi ha mandato quella per i 25 mila, io invece avevo fatto la richiesta dell’altro”. L’umbro, va specificato, non risulta affiliato né contiguo a cosche. E’ difeso da Diana Rossi, del foro di Milano. Il legale non rilascia dichiarazioni ma conferma l’indagine a carico del suo assistito, che non è stato colpito da ordini di restrizione personale. Perquisizioni e sequestri - effettuati dal Gico di Roma - hanno interessato auto, casa e supporti informatici. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e valori e bancarotta fraudolenta.