’Ndrangheta in Umbria, anche nomi di politici e medici nelle intercettazioni

Ma nessuna delle 5 persone tirate in ballo dai boss è indagata
Perugia

Un terremoto giudiziario sta scuotendo l'Umbria. Le indagine poste in essere dalle procure distrettuali di Catanzaro e Reggio Calabria, () hanno fin qui avuto il merito di aver messo in luce strani e loschi traffici messi in opera dalle cosche di Siderno e quelle di San Leonardo di Cutro, che hanno messo le mani su molte attività imprenditoriali dell’Umbria.
Intanto sono ventisette le persone arrestate dalle squadre mobili di Catanzaro, Perugia e Reggio Calabria, coordinate dal Servizio centrale della Polizia. Ventitrè appartengono alle famiglia di ’ndrangheta dei Trapasso Mannolo, Zofreo di San Leonardo di Cutro, 4 tra i vertici della cosca Commisso di Siderno. Tutti devono rispondere del reato di associazione mafiosa.
Tra questi nomi spicca quello di Cosimo Commisso, classe 1950, considerato dagli inquirenti ancora il capo indiscusso dell’omonima cosca sidernese.
Nel 2015 era stato scarcerato dopo la revisione del processo di revisione sulla faida di Siderno per la quale è stato in carcere 28 anni.
Tra le due consorterie di ’ndrangheta si sarebbero sviluppati accordi illeciti con minacce ed estorsioni, per la realizzazione di progetti imprenditoriali nella zona di Perugia, fino a sentir dire al telefono da Antonio Ribecco, affiliato al clan Mannolo: «Qualsiasi attività illecita sul territorio umbro deve essere autorizzata dalle cosche in Calabria». Ma quello che fa molto discutere in queste ore è anche il riflesso sulla politica locale di tali attività mafiose.
Fra le tante intercettazioni risulta anche quella in cui la cosca di San Leonardo di Cutro si vanta di aver avuto un ruolo di primo piano alle elezioni comunali di Perugia del 2014.
Aveva appoggiato la candidatura del socialista Nilo Arcudi, poi eletto vice sindaco. «È un nostro uomo di fiducia», dicevano gli intercettati. Eletta anche con i voti delle cosche Alessandra Vezzosi, del Pd, moglie di Luigi Repaci, calabrese.
«La moglie di Repaci che lui è un amico, lo sa... l’abbiamo fatta salire noi... al Comune... a tutte le parti», diceva Antonio Ribecco in una intercettazione del 5 aprile del 2019.

Va subito detto che sia Arcudi che Vezzosi non risultano indagati e che ambedue respingono ogni accusa e di dichiararsi completamente estranei ai fatti riferiti nelle intercettazioni.
Peraltro nelle registrazioni sono stati tirati in ballo anche tre medici dell'ospedale di Perugia. In una intercettazione risalente al 3 giugno 2017 Antonio Ribecco dice a Salvatore Morrone parlano di voler mettere su a Perugia un'agenzia di pompe funebri, sfruttando i loro presunti "punti di riferimento". In particolare vengono citati i nomi di un certo Mandarino e di altri due medici indicati come Baffo e Sasso. Anche in questo caso va detto che Mannarino, Baffa e Sasso non sono indagati.