’Ndrangheta e appalti pubblici, 35 imprese sospette

La denuncia del sindacalista della Cgil Mauro Moriconi: «Sembra che non abbiamo gli anticorpi per respingere il malaffare»
Perugia

’Ndrangheta, i tentacoli nei cantieri in Umbria. I numeri parlano chiaro. Le cifre raccontano che negli ultimi tre anni sono state 35 le interdittive antimafia messe in campo dalla Prefettura per altrettante imprese. 
Insomma il legame fra cosche mafiose e appalti pubblici appare consolidato anche nella nostra regione. 
Sul fatto c'è da registrare una presa di posizione della Cgil: «Le istituzioni non reagiscono».
La denuncia, come riporta Il Messaggero, viene dal responsabile della Cgil zona Trasimeno-Media Valle del Tevere, Mauro Moriconi: «Sembra che non abbiamo gli anticorpi per respingere il malaffare». È un «silenzio eccessivo» quello rilevato dal sindacalista dopo la scoperta sul territorio di «aziende e personaggi in forte odore di ‘ndrangheta possano mettere le mani su appalti pubblici» afferma. Il riferimento è agli ultimi arresti eseguiti dalla squadra mobile di Perugia, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che ha portato alla luce il fatto che «presunti appartenenti a quella che per gli investigatori è una delle famiglie mafiose più importanti di Sant’Eufemia d’Aspromonte stavano lavorando a un cantiere per la posa della fibra ottica tra Panicale e Piegaro».
Per questo motivo secondo il sindacalista c’è bisogno di una reazione «Per evitare di abituarsi alla presenza criminale in Umbria. Non esistono più ormai isole felici – prosegue – e lo sappiamo bene, sono le risultanze delle indagini a certificarlo e non è la prima volta che il Trasimeno è tirato in ballo da indagini e risultanze investigative – dice Moriconi, nonostante tutto – c’è un silenzio eccessivo, quasi un fastidio nell’apprendere notizie drammatiche come queste, sembra che il tessuto sociale, ma anche istituzionale, dell’Umbria non abbia più gli anticorpi per respingere il dilagare del malaffare, che non ci sia più la capacità di indignarsi».
Quale la soluzione?
Per Moriconi serve «tornare alla mobilitazione con la consapevolezza che ognuno deve fare la sua parte e che ciò che abbiamo fatto finora». Una mobilitazione che da anni, anche in questi territori, porta avanti con continuità Libera, presente nel suo impegno “contro” le mafie.
A fronte invece di una «scarsa attenzione di politica e istituzioni rispetto al contrasto di fenomeni che rischiano di inquinare irrimediabilmente il sistema economico e la convivenza civile nei nostri territori. Conclude Moriconi «Non giriamoci dall’altra parte perché queste (per dirla con il titolo di un libro di don Luigi Ciotti) “Sono storie che ci riguardano”! Tutti».