Dose letale di farmaci, medici condannati a risarcire

Farmaco somministrato in misura 4 volte maggiore al normale e il paziente perse la vita
Pergia

La Corte dei Conti ha chiesto la condanna di quattro persone, tra medici e farmacisti dell’ospedale di Perugia.

Il danno deriverebbe da “malpractice medica”, cioè dal decesso di un paziente oncologico “a causa di una erronea somministrazione del farmaco Idarubicina, in un sovradosaggio spropositato” che avrebbe provocato uno “scompenso cardiaco acuto”.
Al pazeinte quel farmaco doveva essere somministrato in quantità di 12 milligrammi per mq corporeo, invece gliene vennero somministrati 45.

Il tutto sarebbe scaturito dall’errore di una specializzanda “nel redigere la ‘stecca terapeutica’, sia cartacea da trasmettere via fax alla farmacia, sia informatica del paziente indirizzata agli infermieri, riportando in modo errato la dose del farmaco senza che nessuno se ne avvedesse”.

"Un dosaggio esorbitante", scrivono i magistrati contabili. Il paziente morì. Era il 2014.

Dopo questi fatti il reparto si è dotato “di un software in grado di bloccare automaticamente le prescrizioni anomale di farmaci”.

Con il rito abbreviato i quattro professionisti hanno ottenuto di pagare 100mila euro ciascuno, ma rimaneva una quota parte sulla quale i giudici contabili sono stati chiamati a decidere.
 

Per i giudici la responsabilità va estesa ad altre cinque persone (un altro farmacista e 4 infermieri) e all’amministrazione ospedaliera per non aver utilizzato un software per gestire la somministrazione di farmaci.

Secondo l’accusa i quattro, per colpa grave avrebbero dovuto pagare un risarcimento danni indiretto pari ad 800.000 euro, equamente diviso tra di loro.