Agosto: Pensieri in libertà scritti sul bagnasciuga

Il populismo No vax, l’abolizione della razza, l’Umbria e l’energia pulita
Opinoni

di AMAR - Vorrei fare un succinto ragionamento su un paio di temi aventi particolare attualità. Lo scrivo subito: Mi disturbano assai quelli del NO a prescindere. I No Global, No Tav, No Tap, No Vax, No Mask, No Green pass e via elencando. E’ questa massimalista posizione che mi disturba, perché solitamente poco produce che sia utile alla collettività. In democrazia, occorre sempre unire il supremo valore della libertà ad altri come il senso del bene comune, dell’appartenenza sociale, del dovere di responsabilità, del rispetto per gli altri. A sostegno dello stare insieme in una collettività democratica, ci sono questi ed altri principi a caposaldo, citati quasi tutti nella nostra Carta costituzionale. Vanno difesi sempre e da tutti, altrimenti il “meccanismo” non funziona.

Perciò, ritengo che i sacerdoti del No abbiano torto. Per quanto riguarda il Covid, la scienza ci dice che gli strumenti per battere il virus sono il vaccino innanzi tutto, la mascherina e il cosiddetto distanziamento sociale. Ne deriva l’obbligatorietà morale del green pass, necessario per certificare lo stato di salute a garanzia reciproca. E’ proprio il vaccino a fare la differenza. Finché non lo abbiamo avuto a disposizione, la memoria ci presenta le sconvolgenti immagini delle file di camion mortuari; e qualcuno a sostenere ch’erano vuoti e servivano soltanto a seminare paura tra la gente. Quelli del NO lì ad insistere caparbiamente, come muli recalcitranti, nel negare tutto. No ad ogni provvedimento emanato a garanzia della sanità pubblica, in quanto ritenuto lesivo della libertà di scelta. Non pochi i cacasenno, nati all’ombra della pandemia, manifestanti chiassosi, con in bella mostra una cartellonistica in parte puerile, perfino insultante. E, al loro fianco, i fancazzisti, senza arte, né parte.

Le statistiche spiegano che i morti nel mondo, a causa della pandemia, hanno superato i 4 milioni. Credo che siano essi e il carico di dolore conseguente a meritare rispetto, pure da parte di quei politici (di lotta e di governo) che chiedono attenzione ed ascolto le folcloristiche piazze. Dovrebbero contrastare, almeno con il convincimento, la regressione culturale di posizioni irragionevoli; al contrario la inseguono per puro tornaconto elettorale. E’ su questo terreno che appare la differenza tra gli Uomini di Stato ed i politici qualunque. Sono i secondi ad alimentare il default di credibilità della politica. Con il supplemento non marginale di taluni dei cosiddetti social, in servizio permanente effettivo sul fronte del qualunquismo, purtroppo ascoltati da molti, quali portatori di verità. Potremmo fare tranquillamente a meno dei cavilli di ordine filosofico e moralistico, sollevati da quegli intellettuali, frequentatori dei pulpiti televisivi.

La contesa è tra il populismo e l’esperienza scientifica, l’improvvisazione contro la competenza. E’ la competenza a certificare che le armi delle quali ho parlato prima, sono essenziali per farci tornare sulla strada della speranza, del ritorno alla normalità. In palio la tutela sanitaria, la ripresa economica ed occupazionale, il recupero della coesione e della solidarietà, il riscatto di tante nuove poverta: chi non rema nella giusta direzione è un disertore. Nel tentativo di superare la crisi, di recuperare il terreno perduto, le posizioni del NO a prescindere sono di nessun aiuto. Anzi, disorientando l’opinione pubblica, fanno da ostacolo, possono essere imputate di disfattismo. Per questo non va loro assegnato alcun indice di credibilità. E sconfessato chiunque pretende, per loro attenzione ed ascolto. Domanda: Con i due milioni e mezzo di giovani (la notizia è di ieri) che si sono vaccinati durante l’ultimo mese, come la mettiamo? Forse si sono accorti che nell’azione dei No a prescindere, per il proprio avvenire non c’è alcun progetto, alcuna proposta. Soltanto NO, concettualmente e concretamente. Quindi hanno deciso per il vaccino.

Ora cambio argomento. Si discute oggi ampiamente se sia opportuno conservare nella nostra Costituzione, la parola razza. Ormai, in quella parte del mondo globalizzato e culturalmente evoluto, il concetto di differenza razziale appare del tutto superato. Il tempo della prima discriminazione è lontano: i bianchi liberi, i neri schiavi. I Padri fondatori del nostro Stato democratico, il termine razza lo inserirono in forma privativa, consci dei danni provocati durante l’ultima guerra. Già durante gli anni ’30 del ‘900, prima in Italia, e dopo ancor più, nella Germania nazista. Aboliamola dunque la parola razza nella Carta e nel lessico quotidiano. Soprattutto nelle coscienze di ognuno, altrimenti la cancellazione non servirà a nulla.

Continueranno ad esserci gli italiani (il discriminatorio prima gli italiani, con i derelitti lasciati al largo delle nostre coste) e gli immigrati. I ”colorati” che, se sono campioni vanno alle Olimpiadi, altrimenti a raccogliere i pomodori a due euro l’ora. A proposito di tale scelleratezza, che ne pensano quelli del NO? Che ne direbbero di un contrasto assoluto allo schiavismo (NO Schiav), ancora presente nel settore agricolo? Mi potrebbeso entrare in simpatia. C’è purtroppo un problema di lealtà, di moralità. Occorre tranciare gli egoismi ideologici ancora attardati nel rivendicare i diritti di difesa del sacro suolo della patria, persino in nome di anacronistiche nostalgie politiche e nazionalismi massimalisti. Di ispirazione popuista. Dice la nonna di Sancio Panza nel Don Chisciotte di Cervantes, “nel mondo esistono due razze: quella di chi ha e quella di chi non ha”. Mi par di capire, coloro che hanno sono l’incarnazione del dio denaro e difendono la propia religione apocrifa. Forse è proprio sul terreno della giustizia nell’uguaglianza che si dovrebbe operare per eliminare le due razze indicate dalla nonna di Sancio Panza.

Per concludere, una notizia che coinvolge la nostra regione. La riporto tal quale. Riguarda l’accordo da un miliardo di euro, tra ENEL ed ERG che “permetterà - spiega la fonte di informazione - ai due gruppi di avanzare sui binari dei rispettivi piani di sviluppo”. In primis, la transizione verso l’incremento dell’energia pulita, prodotta dall’idrico. “Il network - ancora la fonte - si estende in prevalenza nel Centro Italia, tra Umbria, Lazio e Marche. Trattasi di una rete composta da 19 impianti, 7 dighe, 4 bacini (Salto, Turano, Corbara e Piediluco), per una potenza di 527 Mw”. Insomma sta passando di mano il vecchio e straordinario patrimonio di centrali che fu di proprietà della Società Terni per l’industria e l’elettricità. Secondo un alto dirigente di ENEL, “grazie all’acquisizione di questi asset, si consolida il nostro ruolo di leader nella transizione energetica, in Italia, per la decarbonizzazione del gruppo”. C’è dentro un obiettivo di difesa dell’ambiente e l’Umbria ha nell’ambiente una primaria risorsa.