Intolleranza e razzismo incompatibili con i principi della UE

L'inquietante caso del presidente ungherese Orban
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Ma che c'entrano con la tolleranza e lo spirito cosmopolita dell'Unione Europea personaggi sordi ad ogni forma d'accoglienza del forestiero e di rispetto per i diritti umani come l'ungherese Orban? La nostra Comunità, sorta nel 1956 con i Trattati di Roma, riflette in pieno i principi illuministici e nel contempo cristiani enucleati e sviluppatisi nei secoli fin dai tempi del Maestro umanista Erasmo da Rotterdam.

Ai suoi preziosi insegnamenti, in vario modo, s'ispirarono non solo gli enciclopedisti Rousseau, Voltaire, Diderot, D'Alembert, ma, ancor prima, gli empiristi inglesi Locke, Berkeley, Hume. Né vanno dimenticati gli ulteriori, fondamentali contributi dei tedeschi Lessing, Herder, Kant, che spalancarono le porte dell'intelletto umano al romanticismo.

Pregiudizi, fili spinati, nazionalismi ciechi ed esasperati non hanno ragion d'essere nell'attuale Comunità Europea dei 27, che ha recepito, malgrado qualche inevitabile contrasto sulle politiche economiche e militari, gli essenziali valori della lotta senza quartiere ad ogni forma di razzismo e chiusura mentale ai fratelli in umanità, quali che siano i loro personali orientamenti, filosofici e religiosi.