Attenta Italia, l’Europa (dei falchi) ti guarda

Il 2022, sarà battaglia su due fronti, il COVID e il PNRR
Opinioni

di Adriano Marinensi - Il nostro Paese sta per iniziare una competizione quasi priva di tappe pianeggianti. Prevalgono le salite, alcune dure da scavalcare. Dovremo mostrare forza e coraggio per arrivare al traguardo. Messa così, sembra una gara ciclistica, invece si tratta di una ardua impresa politica, economica, sociale, di sapore avanguardista, sul terreno delle riforme realizzate e non più soltanto annunciate. Nel 2022, inizia la fase attuativa del PNRR e continua la lotta contro il COVID; altro problema che richiede un occhio attento è l’inflazione che sta riprendendo vigore. Combatterla con la tradizionale arma dell’aumento dei tassi di interesse, potrebbe avere conseguenze negative sul processo di ripresa. In mezzo ci sono la nomina del nuovo Capo dello Stato e la voglia pruriginosa di elezioni anticipate, da parte di chi guarda più lo specchio e meno la cornice.

Siamo dunque alla fase di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (che brutto titolo!) che mette in palio - per l’Italia - 191,5 milioni di euro (68,9 sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 prestiti a tasso agevolato). Si tratta di un eminente investimento sul futuro; la prima trance di 24,9 miliardi è già disponibile. Abbiamo quasi un appuntamento con la storia. Ogni ostacolo rimosso. Il “tesoro” dev’essere utilizzato per riforme strutturali e investimenti, per promuovere la transizione ecologica, favorire la coesione interna ed internazionale, qualificare la democrazia con una più equa distribuzione della ricchezza; e ancora, l’utilizzazione diffusa delle tecnologie avanzate, la ricerca scientifica, l’aumento della competitività delle imprese.

Il PNRR - si chiama Italia domani - è composto da 51 obiettivi ed articolato in 6 missioni. Ci offre l’occasione per sostenere e superare l’esame di maturità democratica e di capacità di Governo. Ogni semestre la verifica per accertare il rispetto del cronoprogramma. Saremo sotto osservazione sino al 2026, principalmente da parte dei “falchi” diffidenti e sovranisti, pronti a volarci addosso e metterci sul banco degli imputati. Anziché farci essere componente trainante dell’Unione Europea.

Quindi, oltre all’Esecutivo nazionale ed alle Regioni, è richiesto uno sforzo unitario da parte delle forze politiche e di tutte le componenti la società civile. Pure per rispettare l’iter temporale, che fa da pregiudizio all’accesso di successive rate di finanziamento. Altrimenti, arriveranno le diffide, sino al blocco, in attesa della messa in regola. Ecco perché, a Capodanno, comincia la parte più accidentata del percorso: richiederà a Draghi la necessaria autorevolezza e a tutti gli altri l’atto di fede e di massima responsabilità, avendo come stella polare l’interesse supremo dei cittadini, preminente su quello dei Partiti, delle corporazioni, delle partigianerie.

La ripresa in atto chiama prevalentemente alcune azioni qualificanti: la transizione ecologica e l’economia sostenibile, la ulteriore promozione delle energie rinnovabili, il contrasto al dissesto idrogeologico, il risparmio delle risorse naturali, la tutela della salute e della sanità pubblica; inoltre il lavoro, il sostegno (quello consentito) alle imprese, l’occupazione dei giovani ed il loro diritto ad una qualificata istruzione. Un pari diritto d’ogni italiano ad avere una funzionale amministrazione burocratica, ancor più, della giustizia. E la fiscalità diffusa e rispettosa. Questa citazione, per campi di attività, è largamente parziale, ma dà l’idea del pesante lavoro che il PNRR ci impone e degli impegni che ci siamo assunti. Mancarli non sarà soltanto una caduta d’immagine. E’ messa alla prova la nostra resilienza che vuol dire “capacità di un soggetto nel superare situazioni di difficoltà”.

Il rinnovo della più alta Carica dello Stato è sempre occasione di straordinario significato in regime democratico. In Italia, la data si avvicina e la ridda diventa forsennata. Persino strampalata, per esempio, da parte della destra, che sta un po’ in maggioranza e in parte no. Come fosse il Carro di Tespi. Però unita nell’avanzare candidature al limite del sorridere: quella del Silvio onnivoro a prescindere. Che entra ed esce dalla clinica secondo le sue esigenze processuali. Come dire il rimesso in forma (rigido) al pari dei colletti inamidati. Fatti e rifatti.

Certo, eleggere il Presidente nuovo con un Parlamento vecchio, interrompere la legislatura per avere Camera e Senato di minori dimensioni numeriche, realizzare una maggioranza diversa, ci farebbe perdere Draghi e la credibilità acquisita. Il Paese rigettato in una crisi difficilmente superabile. Con l’epidemia non debellata, la democrazia impallidita e conseguenze disastrose sul piano economico. Un effetto domino indesiderato. Non ce lo possiamo permettere. Forse, se Mattarella restasse al suo posto …