Quando a Terni “tirava il vento come quella sera”

Accadde il 5 marzo 2015 e la famiglia dei pini venne sterminata
Opinioni

Di AMAR - Canta il ritornello di una antiquata canzonetta: “Tirava il vento come quella sera, vento d’aprile, di primavera!” A Terni, non era di aprile, ma il 5 marzo (2015) e la primavera non ancora cominciata. C’era però il vento, tanto vento, furioso e dirompente. Di quelli che, dalle nostra parti, si levano ogni passata di papa. Gli alberi furono scossi pericolosamente, come le canne di Grazia Deledda. Da queste parti, non solo la politica è immobile, pure l’atmosfera lo è, più di 300 giorni l’anno. Fece quindi alta tensione la sfuriata di Eolo quel 5 marzo.

All’Assessore comunale competente venne una paura esagerata con il rischio di finire precipitosamente al bagno. Imbracciò la motosega e si mise a tagliare i pini, tanti pini, taglia ch’è rosso. In verità erano verdi e vegeti. E pure carichi di anni. Il tipo di “essenze arboree” che per riprodurle tal quali ci vogliono almeno due o tre generazioni. Ma, tant’è. Al tremore che elimina ogni ardimento, così come al cuore, non si comanda e, zacchete, i pini, belli o brutti li segarono tutti. Passò Attila e fece sterminio.

Siccome – lo diceva don Abbondio – il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare, anche il nuovo Assessore (non era del cambiamento?) di opposto colore, si è portata appresso uguale motosega ed ha completato l’opera. Così tantissimo verde d’alto fusto è scomparso dalla città. Persino i pini giganti ch’erano presenti all’interno del Campo scuola – l’area recintata e chiusa col cancello, che se soffia appena un filo d’aria di troppo, la puoi interdire ed evitare ogni pericolo per le persone; persino quelle conifere innocue vennero decapitate alla base. Dice: Invece di tagliarli a man bassa, una parte non si potevano potare e mettere in sicurezza? Macché, i don Abbondio, ossessionati dal vento, non ci avrebbero dormito la notte. Insomma, l’“ammazza, ammazza”, ancora in corso, ha fatto centinaia di vittime nella valorosa famiglia degli aghiformi. Un “eccidio” da far comparire l’angoscia sul muso duro di un rinoceronte.

Siccome ai privati che intendono tagliare un albero nelle loro proprietà, il Comune di Terni impone l’obbligo di metterne a dimora altri due, eccolo il mio impertinente pensiero: Anche gli inquilini (speriamo pro tempore) di Palazzo Spada hanno adempiuto allo stesso dovere? Ora mi pongo un'altra domanda preliminare. Questa: Può un molto ex Consigliere comunale (tre mandati amministrativi, pari ad anni 15) rivolgere al Signor Sindaco una interrogazione? Mi sa tanto che la risposta sia no. Io però - supplendo ad un onere della minoranza consiliare (a Terni non pervenuta) – ci provo lo stesso.

Anche perché, durante una non lontana conferenza stampa, dal Sindaco e 2 Assessori ho sentito dire alcune cose degne d’essere ricordate. Innanzitutto, la strage di cui sopra si è resa necessaria per procedere alla “bonifica ambientale e del ripristino urbano”. Nientemeno! Altra dichiarazione ascoltata in detta sede, è la seguente (da leggere due volte): “Per ogni albero eliminato ci saranno più piantumazioni”. E’ stato sottolineato che trattasi di “una piantumazione ad alto fusto” (sic), mica di alberelli striminziti; “piantumazioni sostitutive – la sottolineatura – con specie arboree più consone al contesto urbano , sia sul versante del contributo antinquinamento che climatico”. Poi, qualcuno sostiene che il politichese è lingua morta. Ma quando mai! Comunque, bene, bravi! Eccole le parole d’onore! Che vorrei appunto verificare con la seguente telegrafica interrogazione impossibile.

Egregio Signor Sindaco di Terni, Vista la cattiva sorte capitata al patrimonio vegetale della nostra città, privato, si è detto per ragioni di sicurezza, di una parte non marginale dell’esistente; considerato che, in questo territorio, abbiamo un tremendo bisogno di parchi, di viali alberati, di verde pubblico, e di ossigeno, rilevato all’analisi dell’atmosfera, in “rare tracce”; valutato il dovere delle Amministrazioni locali di ripristinare qualunque dismissione nel settore strategico in esame, lo scrivente chiede se non ritenga, Signor Sindaco, far conoscere ai cittadini: 1) quanti pini sono stati abbattuti dal 5 marzo 2015 ad oggi, 2) quanti alberi sono stati messi a dimora in sostituzione e in quali territori urbani. Nel convincimento che l’informazione sia la prima garanzia di trasparenza, in attesa di cortese riscontro pubblico, Le porgo viva cordialità. Grazie e complimenti veri e sinceri per la riapertura del Parco delle Grazie all’uso libero dei ternani. Un’oasi di pregio e di storia locale.

Poiché, seppure per un istante e abusivamente, mi è parso di tornare nell’Aula magna (per carità, absit iniuria verbis) di Palazzo Spada, vorrei aggiungere un’altra considerazione. Nei numerosi anni, che ho qui sopra, non per vezzo, quantificato, non mi era mai (ripeto, mai) occorso di assistere al trapasso di un Consigliere da un Partito ad altro, in contraddizione palese all’etica politica che prevede, da un eletto dal popolo di una parte, la pratica della coerenza oppure delle dimissioni. Nel Consiglio comunale in carica, si è invece molto praticato lo sport del salto della quaglia. Nobile volatile la quaglia, però il suo salto, nel politicamente corretto, si appalesa molto meno onorevole.