Svolta “green” ostacolata dai colossi del petrolio?

Non sarà molto agevole l'auspicata transizione ecologica
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di Bruno Di Pilla - Come la definitiva sconfitta del Covid passa inevitabilmente per le vaccinazioni di massa delle popolazioni (Israele docet), così la tanto auspicata transizione ecologica potrà concretizzarsi solo quando gli automobilisti dei vari Stati avranno modo di constatare "de visu" l'installazione di postazioni per le ricariche elettriche presso le pompe di benzina. In tal senso esemplare è il modus operandi della Shell, che ha già provveduto a dotare i suoi distributori di 60.000 colonnine "green". Se infatti più agevoli appaiono le strategie "verdi" dei vari Paesi per il progressivo potenziamento dell'uso delle energie rinnovabili (eolico e solare) sui territori nazionali, assai più complicati risulteranno gli sforzi dei governanti per convincere i cittadini a disfarsi dei mezzi di locomozione a benzina e ad acquistare auto elettriche, tra l'altro, per ora, molto costose.

Nel frattempo, i Paesi OPEC produttori di petrolio (USA, Arabia Saudita, Russia, Canada, Cina, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Brasile, Iran, Kuwait, Venezuela) stanno riducendo le estrazioni di greggio dalle loro innumerevoli piattaforme ovunque sparse nel mondo, con la conseguente crescita del prezzo del barile, attualmente attestatosi a circa 63 dollari. Né si può dimenticare che la veloce industrializzazione in corso in varie Nazioni, Cina in testa, necessita giocoforza dell'uso di petrolio e delle tradizionali fonti fossili. In sostanza, la radicale decarbonizzazione annunciata per il 2050 dall'Unione Europea e la riconversione ecologica, sostenuta a gran voce dalla stessa Comunità internazionale, troveranno non pochi ostacoli, malgrado le buone intenzioni. Prima di tutto, però, è assolutamente necessario che l'umanità debelli la "peste bianca" con le sue aggressive varianti e l'unica via percorribile è l'obbligatorietà del vaccino "erga omnes", giovani e vecchi.