A Terni, sarebbe molto utile il “telecomando natura”

Potremmo risolvere problemi messi da tanto tempo a stagionare
Opinioni

di AMAR - Ve lo ricordate il telecomando natura? No di sicuro, perché lo inventai qualche lustro addietro. Oggetto di fantasia ovviamente, che - a parer mio - potrebbe servire per cambiare canale di fronte a situazioni incresciose e di rugoso aspetto. Un po’ come sono costretto a fare contro la invadente T.V., quando mi imbatto in programmi vuoti e parolai. Vorrei riproporlo il marchingegno, perché lo ritengo molto utile ancora oggi, a Terni, per cambiare immagine al cospetto di tanti problemi, ormai remoti e incompiuti, messi a stagionare, quasi fossero saporosi culatelli. Eppure, da più di dodici stagioni, al comando del Municipio sono arrivati i “saccio fa”.

Con in mano il telecomando natura, ti puoi mettere davanti alla Fontana dello Zodiaco, premi il tasto opportuno e zacchete! il monumento torna all’aspetto originale di simbolo perpetuo della ternanità, della tradizione, del lavoro. Acqua, energia ed acciaio, le peculiarità del territorio. Ti sposti di un paio di cento passi e altro zacchete! di fronte al Teatro Verdi per farlo divenire funzionante e gremito di spettatori. Tanto più che si tratta dell’unico teatro cittadino degno di questo nome. Un salto dalle parti di Borgo Bovio, e il telecomando natura ti può essere giovevole per porre in immediata funzione l’intelligente progetto del Teleriscaldamento rimasto impantanato a mezza strada.

Alla stregua della Metropolitana di superficie che avrebbe dovuto assolvere il compito di spostare su rotaia il movimento veicolare nel popoloso comparto edilizio di Borgo Rivo. Abbiamo costruito le stazioni intermedie e basta: un po’ come il vetturino stupido che compra la frusta e il cavallo no. Non se n’è neppure più parlato. Ci fu una volta (perché pare una favola) il Polo universitario, concepito come prima pietra di un Ateneo svincolato dalla tutela della casa madre. Ci spese un tenace impegno il compianto Enrico Micheli. Avrebbe dovuto agire da volano per il risorgimento culturale della conca ternana, attivando utili sinergie con il tessuto produttivo locale. Prima pietra è rimasto, al netto di talune eccellenze (per esempio, nella ricerca) che pure ci sono.

Esiste, nell’Umbria bassa, un lago incantato di bellezza, dentro il quale si specchia il pittoresco paese di Piediluco. Il bacino idrico soffre, sin da giovane, di eutrofizzazione, malattia da inquinamento. Mi piacerebbe tanto pormi sulle sue sponde e arizacchete! farlo tornare sano e salvo. Magari dentro un rinnovato piano di valorizzazione sportiva, legato alla presenza del Centro remiero nazionale e del relativo impianto. Agognerei tanto rimettere in piedi le centinaia di pini adulti, rasi al suolo dal segatore municipalizzato, operante agli ordini del cacasottismo municipalizzato pure lui. Telecomando natura pensaci tu! Per resuscitare i progetti eccellenti (la Cinecittà sul Nera, il Centro per le staminali, il Multimediale) è indispensabile la bacchetta magica di grande potenza che riesca a trasformare le zucche in carrozze.

Eterni, a Terni (la rima si bacia da sola), i disservizi relativi al traffico dei motori a scoppio, che inquina i polmoni e rompe i padiglioni (auricolari). Causa, non di rado, gravi incidenti, come hanno segnalato alcuni giorni fa gli abitanti della Zona Polymer. Ci sarebbe da mettere a regime un (molto antico) intervento di riorganizzazione, capace di togliere dalle strade la componente inutile. Poi, le zebre morte da ritinteggiare, i marciapiedi da riassettare. Nel settore del turismo, esistono inutilizzati non pochi “accordi di programma”, tra le Amministrazioni ternana e sabina. Ci sono annotate talune buone intenzioni e iniziative comuni, vista la somiglianza degli interessi e dei beni ambientali, storici e culturali. Accordi ora facilitati dalla entrata in funzione della superstrada Terni - Rieti. Anche qui lo zacchete! della mia invenzione potrebbe realizzare il portento.

E ancora, a colpi di telecomando natura, via la molto ex Caserma della polizia stradale, in Piazza Fermi, per lasciare il posto ad un parco giochi riservato ai ragazzini, i quali, se abitano nel centro - centro, non hanno spazi ludici. Eppure, il bimbo sta al gioco, come l’ape al fiore. Invece, a Terni, abbiamo i fanciulli da marciapiede! Mi suscitano affetto quei bambinelli sul passeggino che respirano all’altezza dei tubi di scappamento. Con un altro zacchete! via il Calimero, sporco e nero, che fu, in tempo antico, il mercato coperto: Il brutto anatroccolo che diventa, d’incanto, un cigno splendente. Roba da onirica visione. E della ex sede della Banca d’Italia che ne facciamo?

Riflettevo tra me e me, intorno ad altre visioni incresciose e di cattivo aspetto, fiducioso di poterle modificare con il fantastico strumento. Nella consorella Perugia, avevano un Ospedale civile, divenuto inadeguato. Ne hanno edificato un altro all’altezza delle nuove esigenze sanitarie. A Terni, iniziammo a costruire il nosocomio di Colle Obito ch’io stavo nel fiore della prima giovinezza. Per quanto riguarda la struttura, s’è fatto antiquato come me. In zona Santa Giuliana, quasi alla sommità della rupe perugina, stava lo Stadio del pallone. Lo considerarono incongruo alle ambizioni sportive. Ne hanno drizzato un altro altrove. Nel contempo, Terni ha conservato il suo, inaugurato nella notte dei tempi. E, se lo vuole nuovo, deve aggiungerci una clinica medica privata. Se potessimo fare il prodigio con il telecomando natura, ringiovanendo il vecchio obsoleto?

Gli affettuosi cugini nostri biancorossi presentavano serie difficoltà nel governare il traffico veicolare tra l’area pedemontana e il centro storico. Sono ricorsi alle scale mobili di città. Mezzi di trasporto imponenti, corredati di funzionali parcheggi. Centinaia e centinaia di gradini che si muovono sotto i piedi, a gambe ferme. Quattro decenni orsono, nel Consiglio comunale di Terni (io c’ero) venne all’approvazione un progettino per rendere mobile la rampetta d’accesso alla Passeggiata, di fronte al Campetto di atletica (leggera, leggera): 45 (diconsi quarantacinque) scalini, che, attualmente, continuiamo a scalare a forza di polpacci.

Signori Amministratori e signori Dirigenti politici rossoverdi , la subalternità segnalata negli ultimi due capoversi, sarà l’odiosa farsa del solito destino cinico e baro? Oppure vi si appalesa lo zampino dell’insipienza operativa e della carenza di prestigio? Per governare una comunità servono anche testimonianze di coraggio e personalità. Talvolta al limite della balia, al fine nobile di ottenere ascolto e non più benevolenza sovrana. Se invece l’ardimento non c’è, manco il telecomando natura può venire in soccorso. E allora, hai voglia a fare zacchete! zacchete! Quanto sopra, con la viva speranza di poter scrivere, la prossima volta, di nuove soluzioni anziché di vecchi problemi..