Terni: il progetto amministrativo comunale alla resa dei conti

Il “controllo di risultato” un anno dopo le Elezioni 2018
Opinioni

Di Adriano Marinensi - Un vecchio aforisma contadino dice: Giugno, la falce in pugno. Io non voglio falciare nessuno. Intendo soltanto tentare un (modesto) bilancio dell’attività amministrativa realizzata, a Terni, dalla “Giunta del cambiamento”, ad un anno dalle elezioni che decretarono il secondo deragliamento della storia postbellica in Comune (il primo al tempo del Sindaco Gianfranco Ciaurro). Con una telegrafica premessa dedicata alla dimensione nazionale. Le “europee” sono ormai passate e tutto quanto era stato rinviato a dopo il voto, ora tocca affrontarlo. La grande fiera degli annunci verbali e delle verità virtuali è finita. Sono tornati possentemente i Dioscuri (vincitore e vinto): sedicenti austeri governanti, forbiti diplomatici della parola, gran signori nel gesto, uomini di stato nel pensiero. Ma quando mai? E con il vincitore che continua a fare il Napoleone contro le “coalizioni” delle grandi Potenze d’Europa.

Se le sono date, i Dioscuri, di santa ragione su ogni motivo di disaccordo. Dalla TAV all’Autonomia regionale differenziata, passando per il blocco delle grandi opere, la gestione del Comune di Roma, il Decreto sicurezza bis, i porti aperti o chiusi, la flat tax a debito etc. etc. etc. Per la prima volta, nella moderna vicenda democratica italiana, si è avuta la palese immagine di un Governo che pare avesse al suo interno, a parti alternate, una maggioranza ed una opposizione. Almeno però, a Palazzo Chigi, su alcuni problemi ci hanno posto attenzione. A Palazzo Spada, manco discussi. Mi riferisco a quelli dei quali, in passato, ho fatto e rifatto invano l’elenco. L’ultima volta, quando li ho affidati ai Commissari incaricati della gestione del Municipio. Li pregai quei Commissari di “passare le pratiche” ai nuovi Amministratori usciti dalle urne nel giugno 2018. Analizzando lo stato dell’arte, ad un anno data, ho l’impressione che gli “incartamenti” siano rimasti nei cassetti.

Il riferimento riguardava soprattutto i “lavori di lungo corso”. Quali? A costo di farmi sbeffeggiare dai miei (pochi) lettori, ripropongo l’inventario, limitandolo alle cose di maggior spessore. Il podio, cioè i primi tre posti (si disse allora e si può dire pure oggi) spetta, quantomeno per diritto di anzianità: 1) al completamento della Terni – Rieti; 2) alla riapertura del Teatro Verdi; 3) alla sistemazione della Fontana di Piazza Tacito. Poi, vengono l’eliminazione dell’ex Mercato coperto (il Calimero ternano, sporco e nero) diventato ricettacolo di rifiuti, il Tulipano di Ponte le Cave, la Metropolitana di superficie. Mentre, tra i fiori che non colsi, vanno inseriti il Centro ricerca per le cellule staminali, la Cinecittà sul Nera, il Teleriscaldamento, il Polo universitario.

Ancora la nuova destinazione d’uso da assegnare alla ex sede della Banca d’Italia ed alla ex Caserma della Stradale in Piazza Fermi. Oltre alla bonifica e recupero di aree e fabbricati riguardanti servizi dismessi. Nel centro città, farebbe d’uopo concludere l’operazione legata a quello che abusivamente è stato denominato il grande progetto edilizio di Corso del Popolo. Mentre non sarebbe male dare un’occhiata alle toppe di catrame (una sciatteria da rimuovere!) disseminate lungo la pavimentazione di pregio di Corso Tacito e vie adiacenti. All’inquinamento di aria, acqua e suolo (i rumori molesti?) ci ha dovuto pensare la Procura della Repubblica. E il traffico veicolare verso il quale nessun “cambiamento” è stato apportato da un anno a questa parte? Mettere in fila tutte le “sofferenze” dei Centri storici, inseriti nel territorio comunale (Cesi, Collescipoli, Marmore, Papigno, Collestatte e gli altri di seguito) è faccenda ardua assai. Mi limito a segnalare le esigenze di Piediluco e del suo pittoresco lago, fattore strategico dal punto di vista turistico - ambientale: l’eutrofizzazione delle acque, l’ex scuola elementare, le “nubi” che aleggiano sopra il Centro remiero nazionale.

Certo, molte delle questioni aperte, sono qualcuna complicata e qualche altra impegnativa. Forse ci vorrà ulteriore tempo per chiuderle. Però, Signor Sindaco, all’ordine del giorno del confronto politico e della elaborazione tecnica, le vogliamo porre? Non pretendevamo il rimboschimento del deserto del Sahara, ma almeno un po’ di catrame per riempire le buche stradali e qualche barattolo di vernice per ritinteggiare le “zebre pallide” lo potevamo comprare. Allora il discorso deve cambiare tema, per analizzare i motivi della immobilità politica, economica, culturale, sociale di Terni. A livello di Ente locale, occorre far parlare gli atti e tacere le parole.

Appare insufficiente la proposta programmatica e la dinamicità dell’iniziativa. La città sembra tramortita e nessun segno di coinvolgimento è stato rivolto alle componenti attive della società. Dal punto di vista della partecipazione, molti “soggetti protagonisti” sono rimasti fuori dal portone di Palazzo Spada. Invece il loro impegno è strategico. Forse ci voleva un po’ di autorevolezza, di esperienza ed anche di genio amministrativo, basato sui contenuti. L’azione del nuovo Esecutivo non ha inciso adeguatamente su una struttura civile (appesantita, certo, dal dissesto finanziario) che sta scadendo sempre più. La comunità è andata smarrendo uno dei suoi peculiari valori: la solidarietà che derivava dalla storia del lavoro e delle lotte per l’occupazione. Ritrovare quello spirito di difesa sociale è indispensabile al fine di ridare essenza etica al processo di sviluppo.

Nessun apporto si è avuto in campo occupazionale, dove permane per i giovani un basso profilo di offerta quantitativa e qualitativa che causa purtroppo l’esodo dei migliori. Che non se la sentono di starsene in ozio intorno ai tavoli della movida. Stavo omettendo la diffusione della droga che non è problema relegabile nell’ambito della repressione. Il disagio economico delle fasce più deboli si mantiene su livelli troppo elevati ed alimenta l’isolamento, le solitudini, il disimpegno. Appare urgente costruire nuovi rapporti fondati sulla cultura della convivenza. La solidarietà, espressa in termini di sostegno e di risorse, costituisce valore primario, oltre che dovere essenziale da parte del principale Ente democratico della città. Che ha un ruolo identitario nell’impegno volto a stimolare i fattori della crescita.

Si ha l’impressione che manchino i “progetti esecutivi” in campo operativo, carenza che crea rallentamenti ed ostacoli anche all’iniziativa privata. Mentre è indispensabile una spinta strategica di alto profilo da parte della politica, finalizzata a rimettere in movimento l’intero sistema. Diversamente rimarremo “a bagno” dentro la stessa condizione più dissestata del bilancio municipale. Mi ricordava un amico, giorni addietro, che le idee camminano sulle gambe degli uomini. Ha aggiunto: Qui da noi, oltre alle idee, mi pare manchino le gambe sulle quali dovrebbero camminare. Signor Sindaco, facciamo in modo di dargli torto. Senza correre appresso ai trionfalismi legati ai risultati elettorali. Terni merita ben altro.