A Terni, c’è bisogno di “TRE C”: Capitani, Coraggiosi, Competenti

Dobbiamo dare qualità alla politica ed efficacia concreta all’azione amministrativa
Opinioni

Di Adriano Marinensi - A Terni, come altrove, l’empasse causato dal coronavirus è stato come la proiezione di un film (di mediocre regia) che d’improvviso si blocca. Ora, occorre dare pregio alla ripartenza e quindi ragionare su quale futuro di breve periodo si deve realizzare per la comunità locale, già abbastanza in pena prima dell’epidemia. Partendo da una doverosa premessa: Se i ternani (e poi anche gli umbri), nell’ultima occasione elettorale, hanno preferito l’odierna Amministrazione comunale, è segno che le precedenti l’avevano combinata grossa. Il guaio è che, ad otto stagioni dal voto, gli stessi ternani continuano a farsi carico di tutte le “sofferenze” di prima, assommate ad un progetto operativo neppure simile ad una vaga linea politica. I problemi di grossa taglia - li ho elencati più volte e adesso basta - sono rimasti lì, nella piena immobilità risolutiva.

Sto scrivendo di quello che si era autodefinito il governo comunale del ribaltamento. Almeno così al tempo delle promesse elettorali, poi rivelatesi le solite bugie vestite in abito da sera. Quando i rinnovatori si sono presentati all’insegna del “adesso ci pensiamo noi a trarre la città dalla crisi”. Una città – dissero – ridotta con il fondo schiena per terra. Erano arrivati i nostri per salvare la carovana assalita dagli indiani. Invece, a più di due anni data, la crisi appare più nera di prima. Per fare un esempio (se ne potrebbero citare molti) è aumentato il livello di indigenza delle famiglie rimaste senza lavoro, soprattutto precario, e senza reddito. Gli interventi di pronto soccorso sono risultati soltanto palliativi.

Di fronte alla pochezza operativa dell’Amministrazione (alcuni Assessori sono tutt’ora ignoti all’opinione pubblica) sta una comunità assopita. Sono assopite le forze politiche di maggioranza, le minoranze consiliari a Palazzo Spada (meglio definirle minoranze linguistiche) tacciono, mentre dovrebbero gridare, le organizzazioni di categoria d’ogni colore, i centri culturali, le componenti attive della società civile e la generalità dei cittadini. Par che dicano paradossalmente “siamo a posto così, grazie”. Invece no, così non andiamo da nessuna parte. Quando siamo usciti dalla clausura sociale, il primo settore di sviluppo (?), al quale è stata posta attenzione, si chiama movida, l’industria dell’aria fritta. Che, quando serve a dare guadagno agli spacciatori, diventa malamovida. Mentre si accresce il numero dei giovani in cerca (vana) di occupazione.

Ne deriva una evidente presa d’atto: a Terni abbiamo bisogno di una dirigenza politico – amministrativa di caratura superiore all’attuale. Abbiamo urgenza di investire nella cultura del fare per non essere ulteriormente investiti dalla mediocrità. “Altrimenti” – per usare un vocabolo intorno al quale l’Abate Enzo Bianchi ha costruito un arguto ragionamento – “altrimenti” non si intravvedono prospettive di rilancio. Necessitano nuove e diverse sensibilità sociali, diverso e più alto livello di capacità risolutiva dei problemi. Insomma, operatori di razza dotati di intelligenza e professionalità e almeno del passo di un Pony express al posto dell’attuale tartaruga. Dietro l’insufficienza dell’azione non c’è neppure la spinta ideale. Diventa perciò difficile “chiamare a coorte” la società civile. I have a dream! Il sogno è vedere la mia città guidata, verso una nuova dimensione socio – economico – culturale, dai suoi cittadini migliori, con poche distinzioni di colore e invece tanta destrezza di governo. “Altrimenti” potrebbe sembrare di piena attualità, riferita alla condizione ternana, la vignetta di Altan che dice: “Stiamo fermi, così nessuno rimarrà indietro”. Non ho scritto per indicare programmi e progetti (non è il mio compito), ma per tentare l’avvio di un confronto sulle cose; la politica, a Terni, è uno stagno: di acque pulite, però stagnanti. Tirarci dentro un sasso, anche di pietra scadente, mi è parsa cosa utile.

Primo allegato. Durante il periodo di caduta delle attività, causa epidemia, gli scienziati di varie materie antropologiche si sono “divertiti” ad analizzare gli ipotetici mutamenti della natura in assenza lunga del “disturbo” causato ad essa dalla quotidianità aggressiva dell’epoca moderna. Hanno avuto conferma le teorie secondo le quali, se l’uomo scomparisse d’improvviso dalla faccia della terra, trascorso qualche anno, le attuali “sette piaghe” del Pianeta sarebbero risanate.

Secondo allegato. Sentite questa, letta durante gli ozi sul bagnasciuga: “I ritorni del capitale speso in ricerca e brevetti – per la salute ed il benessere degli animali domestici – sono più alti degli investimenti sui farmaci per gli uomini”. Significa che rende di più l’investimento per migliorare le condizioni di vita dei cani e dei gatti, rispetto a quelle dei loro padroni. Ancora, “l’industria guarda, con grande interesse a questo comparto dell’economia”, per gli alti profitti che procaccia. Onde avere conferma, sono andato al supermercato, ove c’erano scaffali multicolori pieni zeppi di special dog excellence, bastoncini di osso pressato, filetti di pollo, strisce di carne d’anatra selvaggia e via e via. E’ la moda, bellezza! Volevo anch’io mettermi al passo, volevo comprarmi un cane. Poi, ho preferito adottare a distanza un bambino africano.

Terzo allegato. Un altro titolo di giornale mi ha allarmato: “La spinta delle nuove tecnologie fa ripartire la corsa alle armi atomiche”. Alcuni passi dell’articolo sollecitavano una apprensione sonora: “Nel 2019, il totale ufficiale delle spese militari mondiali è aumentato a 1917 miliardi di dollari … e questi quasi 2000 miliardi sono solo parte del totale reale”. E ancora, “la nuova corsa alle armi atomiche di nuova generazione, divora ovunque bilanci e risorse sottratte all’economia normale”. Se cercassimo una più utile (di vita, non di morte) destinazione delle finanze pubbliche, volgendo lo sguardo alle vecchie e nuove povertà?

Quarto allegato. Per fissare una data che segni, in Italia, il punto di partenza della emancipazione femminile post bellica, si può andare al 1946, quando le donne votarono per la prima volta. Poi, dagli ultimi decenni del ‘900, il cammino verso l’emancipazione socio – politica è stato celere. Oggi, in taluni ambienti, siamo al matriarcato (absit iniura verbis). Abbiamo Angela Merkel (tedesca) alla Presidenza di turno del Consiglio Europeo. E’ anche potente Cancelliere di Germania. Ursula van der Leyen (altra tedesca) guida la Commissione Europea. Christine Lagarde (tedesca anch’essa), già Presidente del Fondo Mondiale Internazionale, è al vertice della Banca Centrale Europea. Insomma, una “troika” ultrapotente. Sul fronte interno, la notizia è fresca, fresca: Per la prima volta nella storia giudiziaria italiana, tre Magistrati donne hanno firmato, da sole, una sentenza della Corte Costituzionale (mica del Tribunale di Roccacannuccia). Chi ha sempre molto amato le donne, non può che esprimere loro un augurio: Ad maiora!