Superlega europea: soluzione per le società soffocate dai debiti

I 12 grandi club di calcio chiedono aiuto alle banche d'affari
Opinioni

di Bruno Di Pilla - E così, indebitatesi fino al collo e giunte sull'orlo di un clamoroso fallimento, le 12 vecchie signore del calcio europeo hanno deciso di violare ogni sacro principio concorrenziale di lealtà sportiva, costituendo un cartello oligopolistico per salvare la pelle. Gli altissimi costi di gestione (faraonici ingaggi a dirigenti, calciatori ed ai loro avidi procuratori, mancati introiti dagli spettatori paganti a causa degli stadi desertificati dall'imperversare del Covid) hanno indotto le cosiddette "grandi" continentali del pallone a firmare uno scellerato patto per continuare sulla strada delle insostenibili spese pur di mantenere il nome e lo status di nobili società, sia pure ormai decadute nei fatti e costrette a chiedere miliardi di dollari in prestito alle grandi banche mondiali d'affari.

Cifre. Oltre 500 milioni di debito per la Juventus, 340 e rotti per l'Inter, circa 250 per il Milan, per non parlare delle disastrose condizioni economiche in cui versano i tre club spagnoli,firmatari dell'accordo, Barcellona in testa, nonché gli altri 6 inglesi protagonisti del trust, come sempre destinato ad infrangere ogni forma di libera concorrenza. Verrà in tal modo negato a sodalizi calcistici sani e dai bilanci in ordine, quali Atalanta, Sassuolo, Verona, e Sampdoria, tanto per citare qualche virtuoso esempio italiano, di competere ad alti livelli e di provare ad entrare nel ristretto novero delle partecipanti alla cosiddetta Superlega europea, che dovrebbe comprendere, nelle autoritarie intenzioni dei fondatori, 15 squadre inamovibili ed altre 5 a rotazione annuale, ovviamente scelte per censo e non per meriti acquisiti sul campo.

Durissime le reazioni allo spregiudicato progetto annunciato in pompa magna dai 12 club. Denunce penali ed esclusione degli scissionisti da coppe e campionati nazionali sono alle viste, senza contare il fatto che molte di queste società elitarie vorrebbero continuare a mostrare i loro flaccidi muscoli sui terreni di stadi non privati, ma di proprietà pubblica, come da sempre avviene a San Siro per Inter e Milan. L'arroganza della "sporca dozzina" non conosce confini.

I loro padroni hanno infatti confermato, a dispetto di ogni vibrante protesta da parte di autorità governative e sportive di tutta Europa, che vorranno egualmente prendere parte ai tornei nazionali, nel corso dei quali, naturalmente, non potrebbero che schierare riservisti e vecchi "scarponi". Venerdì prossimo si conosceranno le ufficiali reazioni dell'UEFA, che potrebbe giustamente sancìre l'espulsione dei ribelli da campionati e coppe.