Scuola, non basta la didattica a distanza

Indispensabile il ritorno fra i banchi. L’impegno del Ministro Azzolina
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Insopprimibili, nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, sono gli ancestrali valori della disciplina in classe, del rispetto gerarchico verso i superiori e della socializzazione con i coetanei.

Mai la didattica a distanza potrà sostituire le tradizionali lezioni frontali di maestri ed insegnanti coscienziosi e preparati, il cui modus operandi resterà per tutta la vita impresso nelle menti degli alunni. Pur nella rigorosa osservanza di distanziamenti e limiti imposti dalla pandemia in atto, per mille ragioni è necessario che i ragazzi tornino a frequentare di persona le aule scolastiche. Su questo punto convergono, con pareri unanimi, docenti, pediatri, genitori, allievi e lo stesso Ministro Azzolina, che ha infatti già programmato, per il prossimo mese di settembre, il rientro dei circa 9 milioni di studenti italiani negli istituti di ogni ordine e grado. Certo, le buone intenzioni diverranno realtà a patto che la curva epidemica non subisca allarmanti impennate durante la stagione estiva.

Ecco perché il pugno duro nei confronti di menefreghisti ed incoscienti va rafforzato ora, sotto i roventi dardi del sole. Cercheranno di neutralizzare l’euforica dissennatezza degli individui più refrattari alle regole non solo gli encomiabili agenti delle Forze dell’Ordine, carabinieri, poliziotti e vigili urbani, ma anche genitori e parenti, nonché oltre 60.000 assistenti civici rastrellati, dai vari Comuni, fra volontari, pensionati e disoccupati. Mossa intelligente, quest’ultima. Sarebbe ancor più utile e produttiva, considerati il crescente disagio sociale e l’alto numero di quanti non hanno mai avuto un lavoro o l’hanno perso negli ultimi mesi, se Governo ed enti locali s’impegnassero non solo a corrispondere un’indennità giornaliera ai “coadiutori” privi d’occupazione, ma anche a stilare una graduatoria di merito nei loro confronti.

La misura, oltre ad incentivarne l’impegno, servirebbe a prospettare una sistemazione futura, magari part-time, alle migliaia di persone attualmente costrette a rivolgersi al Monte dei pegni o alle mense Caritas per poter sopravvivere. Lavoro ed istruzione garantiti a tutti i cittadini (artt. 1, 33, 34 e 35 della Costituzione) sono cardini interdipendenti e fondamentali della nostra Repubblica democratica.