Sarà bella la vita per gli “orfani” del motore a scoppio

E’ in crescita l’uso dell’elettrico nel traffico veicolare
Opinioni

di Adriano Marinensi - Quando, al termine delle trascorse vacanze agostane , scendevo dal monte (Terminillo) tornando nella mia città (Terni), ogni volta mi coglieva la sensazione di attraversare la linea di confine tra la civiltà del silenzio e la decadenza del baccano. Il problema primario stava (ed è rimasto) lungo le strade, regno incontrastato dei veicoli rombanti, il sottofondo suonato dalle fabbriche, il resto delle cacofonie indotto dalle attività umane. Spesso, persino la musica, ch’io ritengo eterna armonia, può essere avversa se viene sparata ad alto volume oppure, secondo un vezzo moderno, diventa “obbligatoria” al supermercato, parimenti all’ambulatorio del medico della mutua. Si tratta di molestie che hanno sbaragliato il vivere quieto secondo natura.

Sono questi alcuni soltanto dei rumori di fuori. Poi, ci sono quelli di dentro: il televisore che buca le pareti, la porta sbattuta dal vicino di casa, il do-re-mi-fa del principiante pianista, il motorizzato che romba in cortile, il cane che latra nel terrazzo di fronte, l’abitante del piano di sopra che cammina quasi sbattendo i piedi e molte altre amenità della vita di condominio. Insomma, nel creare l’ambiente urbano, abbiamo imitato il baco da seta che si tesse il bozzolo intorno e ci rimane imprigionato. La differenza, non marginale, sta nel fatto che il nostro bozzolo è di cemento armato. Sto parlando del rumore nemico della salute, avversario del pensiero, aggressore della creatività intellettuale. Perciò aggettivato molesto. In primis, nei centri densamente popolati, è stato imposto il frastuono come colonna sonora della quotidianità. E’ diventato il dominus dei nostri giorni e una parte rilevante la procura proprio il cosiddetto propulsore termico, cioè il motore a scoppio.

Guardando al futuro, mi è sorto un senso d’invidia verso i nati da poco. Non per il loro privilegio della giovinezza; perché essi avranno l’ulteriore vantaggio, fra qualche decennio, di dipanare l’esistenza in città molto taciturne. Per lo meno private dell’odierno diavolio della circolazione veicolare. E si, ormai la rivoluzione è iniziata. Il trasporto a batteria (il “nome e cognome” va tenuto a futura memoria) sta invadendo il campo e apporterà vantaggi anche in termini di vivibilità. Rimarrà comunque il corri, corri de li presciolosi (vedi Trilussa), però sarà silente, in quanto il motore elettrico è muto. Al rivolgimento prendono parte fattivamente - la notazione ha consistenza orientativa - le case automobilistiche e quindi ormai la sfida è lanciata pure in ottica di partecipazione e di nuova civiltà. La FIAT, con la nuova 500, sta dando un significativo messaggio.

C’è stata una accelerazione dal 2011, quando la prima vettura elettrica venne insignita, a sorpresa, della qualifica di “Auto dell’anno”. La crescente tecnologia sta diventando l’indicatore del mercato, del silenzio e dell’avvenire senza scoppio. La “bonifica”, ovviamente, riguarderà pure il sostanziale abbassamento dei perniciosi livelli di inquinamento atmosferico. Eccolo un altro benefit per le generazioni a venire: il bando dall’aria che respiriamo in città della componente nociva che oggi esce dai tubi di scappamento. Sarà un fondamentale intervento di bonifica, tale da rendere migliore lo stare insieme. Il cambio di profilo lo hanno già dimostrato le gare automobilistiche di Formula E. Il miracolo completo si compirà con l’intero traffico ad emissioni zero.

Ci sono alcuni problemi da risolvere. Il più importante riguarda la disponibilità di una rete di rifornimento capillare e veloce. Se infatti dovesse rimanere più semplice “fare il pieno” al distributore di benzina, i tempi d’attesa alla colonnina erogatrice potrebbero costituire un ostacolo di rilievo. Rallentando persino il passaggio dall’ibrido all’elettrico puro. Siccome, nella circolazione tacita sono già entrati monopattini e biciclette elettriche, occorrerà ragionare della loro ordinata presenza sulla strada, onde ridurre situazioni di pericolo. Altrimenti tali mezzi alternativi finiranno per diventare dei vasi di coccio in mezzo a quelli di ferro. Il monopattino, che fu il giocattolo sognato da noi fanciulli, si è trasformato in un mezzo di locomozione. A chi lo usa (soprattutto i giovani) va specificato che, nel movimento promiscuo, un giocattolo non lo è più.

Il movimento stradale senza far rumore presenta un ulteriore inconveniente che merita considerazione: le auto con motore termico si annunciano da sole, a suon di baccano. Proprio la mancanza di sonorità genera rischio per gli altri motorizzati e per i pedoni. C’è l’esigenza di dotare l’elettrico di efficaci segnalatori. Per carità, non chiassosi. Stiamo andando versol’automazione a presa e spina e i nostri discendenti diventeranno un grande popolo di ricaricatori. Il gioco vale la candela e condurrà verso una conquista di civiltà. Per questo, poc’anzi ho scritto “invidio i nati da poco”. Proprio i giovani, che guardano disincantati l’ avanzata della batteria, godranno il tempo della “natura liberata” dall’ inquinamento a scoppio e da gas di scarico, oggi cause primarie di malattie e nevrosi. Dalle mie parti, alcune decine di anni orsono, il pensionato siderurgico usciva dell’Acciaieria senza più orecchie per sentire; al presente è la città che ti percuote i timpani.

Mi sia concesso di concludere per dire che, a Terni, in fatto di rumori e silenzi, si registra un fenomeno bizzarro. Dove dovrebbe esserci rumore, c’è silenzio. E viceversa. C’è silenzio nel mondo della politica che è matrice del dibattito e del confronto, nella corale ricerca di soluzione dei problemi; si tace dentro e fuori le sedi dei partiti e i partiti non sono più il motore di ricerca del consenso, conquistato in base alla proposta; il sindacato, un tempo presenza vivace, parla con il silenziatore in canna; i centri culturali - compreso il Polo universitario decadente - balbettano; le componenti sociali sussurrano; l’Ente locale è protagonista secondario. Ho chiamato in causa i soggetti principali che danno contenuto alla democrazia, con lo scopo, un po’ patriottico, di operare una generale chiamata di responsabilità che sia utile per rilanciare il ruolo e la dimensione della comunità ternana, in passato, protagonista autorevole di progresso nell’industria e nel lavoro.