Il “New Deal” Keynesiano di Draghi

Previsti robusti finanziamenti a famiglie ed imprese
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Reddito di cittadinanza agli incapienti (che neanche un euro percepiscono), reddito d'emergenza a chi non supera i 30.000 euro annui, assunzione nella P.A. di un significativo numero di tecnici specializzati (circa 3.000, in prevalenza destinati a rafforzare gli organici dei Comuni del Mezzogiorno d'Italia), sostegno immediato alle imprese che non ce la fanno più, per le reiterate chiusure causate dalla pandemia, a sostenere i costi fissi. Sono questi i provvedimenti urgenti del Governo Draghi, che ricordano le drastiche e benèfiche misure adottate da F.D. Roosevelt nel 1933-1934, dopo la grande crisi del 1929. Tornano dunque attualissime le teorie interventiste di John Maynard Keynes, non a caso definito il salvatore delle democrazie occidentali e considerato, a ragione, il massimo esponente dell'economia mista e del "welfare state". Oggi, nel nostro Bel Paese, è intollerabile assistere al crescente tasso di povertà che coinvolge milioni di persone, costrette per il pasto quotidiano a rivolgersi alle mense Caritas o ad "angeli" samaritani laici, così come sono francamente indecenti e delittuosi i dilaganti fenomeni dell'usura e del ricatto ai medio-piccoli imprenditori da parte delle scatenate organizzazioni criminali, che acquistano per un pugno di dollari negozi, botteghe artigianali ed altre aziende, da un paio d'anni soffocate dall'impossibilità di produrre. Servono proprio per rianimare l'economia ed evitare questi vergognosi scandali i soldi del Recovery Fund, che il benemerito Professore ed ex premier Giuseppe Conte riuscì ad ottenere in gran quantità per la nostra Italia.