Stadi di proprietà contro violenti e razzisti

Responsabilità oggettiva per le società ospitanti. Sospensione della partita e vittoria alla squadra ospite
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Stadi di proprietà e responsabilità oggettiva delle società ospitanti, per atti di violenza compiuti nel perimetro dell’impianto. Aggressioni e “battaglie” esterne, tra esagitati d’opposte fazioni, represse senza pietà dalle Forze dell’Ordine. Mai in notturna le gare ad alta tensione. Sospensione dell’incontro (e non semplice interruzione) in caso di tafferugli e cori razzisti, secondo il protocollo UEFA, con i 3 punti assegnati a tavolino alla squadra ospite. Educazione Civica e Costituzione obbligatoriamente insegnate sin dalle primarie, affinché i bimbi crescano rispettando il prossimo. Galera e non solo DASPO per chi infrange le regole. Tassativo divieto di striscioni e cartelli oltraggiosi. In sintesi, sono forse queste alcune strategie per neutralizzare i delinquenti che hanno, nel cervello e nel sangue, il virus dell’odio nei confronti di chi la pensa diversamente. Disponendo di strutture private, sull’esempio di Juve, Sassuolo, Udinese e Frosinone, i sodalizi calcistici provvederanno, per legge, a misure ed interventi preventivi in grado di stroncare sul nascere i focolai d’intolleranza scatenati da individui dissennati.

Gli antìdoti al cieco furore dei teppisti? Telecamere piazzate ovunque, sedili numerati anche nelle curve, vigilantes pagati, drappelli di fedelissimi dislocati qua e là sugli spalti, agenti “supplementari” retribuiti ed inviati dalle Questure, come accade in Inghilterra, dove i famigerati hooligans si sono, da tempo, trasformati in belanti agnellini. E non importa se la criminalità organizzata, con i suoi pericolosi tentacoli, riesce talvolta ad infiltrarsi tra il pubblico, essendo tutti gli astanti, nessuno escluso, sotto la lente d’ingrandimento degli occhi elettronici. Auspicabili, inoltre, frequenti incontri ravvicinati tra Presidenti e tifoserie organizzate, con gemellaggi non più bilaterali e basati su rapporti di reciproca simpatia, ma accordi obbligatori e multilaterali vigilati dal Ministero degli Interni, che dovrebbe, periodicamente, chiamare a raccolta i proprietari dei clubs ed i capi riconosciuti dei fans (uno più il vice per ogni squadra), imponendo loro la redazione di bilanci sullo “status” della vita sociale. Pretese eccessive?