Caso Juve-Napoli: lo Stato imponga la sua sovranità alla Figc

Violato il fondamentale principio di gerarchia
Opinioni

di Bruno Di Pilla - E’ una vergogna che i Ministri del Governo italiano, responsabili in materia di salute e sport, siano costretti a chinare il capo davanti ad organizzazioni minori, quali la FIGC, che traggono linfa vitale, per la loro stessa esistenza, dall’autorità sovrana dello Stato. Che fine ha fatto il fondamentale principio di gerarchia cui s’ispirano tutti i Paesi del mondo? Speranza e Spadafora, rispettivamente titolari dei citati Dicasteri, hanno a chiare note ribadito che la salvaguardia della salute, tra l’altro in ottemperanza all’art. 32 della Costituzione, deve sempre prevalere su ogni altro interesse d’individui ed associazioni, sportive e non, cui viene concesso il diritto d’agire solo a patto che non confligga con la suprema volontà dello Stato. Come le stesse Regioni non hanno alcuna potestà di modificare, se non in senso ulteriormente restrittivo, le disposizioni del Governo centrale sul fronte della dura lotta al Covid, così le varie Federazioni sportive e la Lega calcio avevano – ed hanno – l’obbligo di ubbidire alle decisioni delle autorità sanitarie, rinunciando ad ogni presunto (ed illegale) potere autonomo di determinare i comportamenti delle società affiliate.

L’ordine impartito al Napoli di giocare comunque a Torino, malgrado il veto della ASL campana, si configura come un vero e proprio atto d’insubordinazione nei confronti dello Stato, tanto più che il contagio avrebbe potuto estendersi agli stessi atleti avversari. D’altronde, è inammissibile che i vertici del pianeta calcio invochino l’attuazione dei protocolli firmati lo scorso 18 giugno, quando il morbo sembrava avere smarrito gran parte dell’iniziale aggressività. Tutto è cambiato, da allora, specie dopo le follie e gli allegri assembramenti registratisi nei mesi estivi. Non se n’è accorta, la FIGC? E sorprendono le frasi dello stesso Presidente Andrea Agnelli, che ha giustificato la presenza della Juventus allo Stadium con l’applicazione, alla lettera, degli accordi siglati 4 mesi fa. Era questo lo stile del padre e del nonno, artefici, con l’omonimo Primo Ministro Giovanni Giolitti, della riconversione industriale italiana d’inizio Novecento e del successivo “boom” economico degli anni Sessanta?