Le riforme, i fondi europei, il ruolo di Regioni e Comuni

In Umbria, primo impegno per giovani e lavoro
Opinioni

di Adriano Marinensi - C’è, per l’Italia, ormai pronto da spendere, il Piano di rilancio che in sigla, si chiama PNRR. Si tratta di un pacchetto di risorse pari a 222,1 miliardi, dei quali 191,5 concessi dalla U.E. (68,9 sovvenzioni, 122,6 prestiti), con l’aggiunta di 30,6 miliardi di risorse nazionali. Sta cominciando ad andare verso il tempo della realizzazione. Gli viene attribuito l’effetto risolutivo della panacea di tutti mali. In verità, se sarà gestito con la dovuta perspicacia, non potrà mancare le attese.

Nel passato, la politica ha discusso, a più riprese, di riforme imprescindibili: la pubblica amministrazione, la giustizia, le autonomie locali, la sanità ed altre ancora. Se n’è parlato molto, ma poco si è concluso. Per mancanza di buona volontà, di risorse finanziarie, per timore del conseguente impatto sociale, per le resistenze delle categorie interessate alla conservazione. Ora che gli euro (tanti euro) sono in arrivo, la buona volontà toccherà farsela venire, i pesi sociali sopportarli, le resistenze sconfiggerle.

Riforme e cambiamento: in qualche settore, rivoluzione. Ogni alibi deve cadere e vanno messe in campo le capacità operative pubbliche e private per togliere il mare tra il dire e il fare. Proprio tra pubblico e privato occorre realizzare le sinergie di coordinamento che massimizzino l’effetto sul sistema socio - economico, e rendano definitiva la ripresa in atto. Agli organismi pubblici spetta il compito di promozione; gli Enti regionali e locali dovranno operare con idee nuove, originali, al fine di far funzionare al meglio la “politica del fare”. Sarà un banco di prova selettivo che metterà in risalto le capacità e l’impegno di ciascuno, dalla classe dirigente agli amministratori. C’è spazio d’azione pure per le “emanazioni territoriali” del potere centrale che dovranno affrontare la sfida delle semplificazioni e delle risposte in tempo reale. Alla burocrazia di stampo passatista, non va rivolta alcuna tolleranza. I meccanismi di crescita sono destinati a sollecitazioni tali da respingere qualsiasi intralcio. Nessuno potrà restare nelle retrovie, per nascondere pigrizie intellettuali. Nello specifico, alla Regione dell’Umbria è richiesta una efficace legislazione, ai Comini un robusto braccio operoso.

L’occasione mette in palio molta parte dell’avvenire dei giovani e quindi il mondo giovanile va coinvolto da protagonista. Penso a Terni dove, molti di essi cercano di ancorare le speranze ad un nuovo modello di vita e di società civile. E allora il lavoro innanzitutto, disponibile e di qualità; l’avanzamento sociale e culturale, strutture democratiche aperte al confronto, un tempo libero che vada al di là della sterile movida. A Terni c’è un lungo elenco di opere da riprendere in mano e completare (rifiuto di farne, per l’ennesima volta, l’elenco). Una azione di sostegno necessita la rete delle piccole e medie imprese, l’artigianato e il commercio tradizionale, con servizi d’avanguardia; è necessario sollecitare il sistema bancario per interventi di maggiore coraggio. Le presenze storiche ed ambientali del territorio vanno valorizzate non soltanto a fini turistici. L’ambiente risanato dall’inquinamento gassoso e sonoro.

Ancora, a Terni, è richiesta una più efficace presenza dei dirigenti politici e dei “governanti” locali che abbiano capacità di proposta, spirito di iniziativa, professionalità, idee immediatamente esecutive, ogni mediocrità rimossa. La crisi che, da troppo tempo, pesa sulla collettività va affrontata e risolta. Adesso o mai più. Coesione delle forze disponibili, dinamismo, dovranno essere il valore aggiunto, richiesto ai “soggetti responsabili” a vario titolo. E’ finito il tempo del “provincialismo della lamentazione”. Il dovere di rendicontazione amministrativa di fronte ai cittadini farà giustizia di qualunque negligenza.

Ora argomentiamo altrove. Per scrivere (e speriamo leggere) di una notizia che mi ha fatto molto piacere: In Italia, siamo campioni nello sport delle superfici boschive. Cosa vuol dire? Significa che “è stato superato il traguardo degli 11 milioni di ettari destinati a colture forestali (colture con la o). Un bel record! Segno che, ad onta dei criminali piromani, la cultura del verde (cultura con la u) si sta affermando, sia in montagna, sia in pianura. La simpatica deduzione scaturisce vagliando i dati dell’ Inventario nazionale delle foreste, redatto dai Carabinieri. Dimostra, con i numeri, una presa di coscienza verso la fondamentale funzione degli alberi nella lotta contro la CO2 che invece è causa primaria del pernicioso riscaldamento del Pianeta.

Quell’inventario dice molte altre cose. Dice che è aumentata la biomassa per ettaro, essendo le essenze arboree cresciute di numero a parità di superficie. Per quanto riguarda l’anidride carbonica sottratta dalla cresciuta presenza degli alberi - il calcolo lo hanno fatto gli esperti - abbiamo superato i due milioni di tonnellate. E’ un rilevante contributo per il controllo delle temperature e per garantire gli equilibri naturali e ambientali. Importante un altro dato: durante l’ultimo decennio, l’incremento verde, su scala nazionale, è stato di 600 mila ettari. I boschi e le zone alberate funzionano anche da magazzini forestali, in quanto l’anidride assorbita viene conservata per periodi molto lunghi. Quindi, difendere e ampliare il patrimonio esistente, in montagna e in città, è essenziale per una molteplicità di obiettivi. La notizia sopracitata mi fa ribadire la parola d’ordine: Piantate alberi, vivrete meglio. La qualità dell’aria sarà migliore. Pure a Terni, signor Sindaco e signori della Giunta. Per favore! Oppure sto chiedendo al tacchino di preparare il pranzo di Natale?