Papa Francesco invoca concordia e tolleranza tra uomini e popoli

L’incontro con gli esponenti dell’Islam ad Abu Dhabi
Opinioni

di Bruno Di Pilla - “Cercate ciò che vi unisce, non ciò che vi divide”. “Esiste un’unica razza, quella umana”. I celebri mòniti, di Papa Giovanni XXIII e del sommo scienziato Albert Einstein, hanno esortato i popoli, nella seconda metà del Novecento, a percorrere le vie dell’ecumenismo e del rispetto tra seguaci delle varie fedi.

Il messaggio, purtroppo spesso disatteso, è stato rilanciato anche ad Abu Dhabi da Papa Francesco nel rendez-vous con gli esponenti dell’Islam, che hanno accolto ed ospitato il Pontefice della Chiesa cattolica con tutti gli onori. “Tanti rami spuntano dal tronco dell’albero”, ripeteva il Mahatma Gandhi, altro grande profeta della solidarietà fra le genti, alludendo all’esistenza dell’unico Dio, adorato in molteplici forme.

Il valoroso Bergoglio, nell’intento di far sì che cessino ataviche persecuzioni nei confronti di chi la pensa diversamente, non si limita ogni volta a parlare di semplice tolleranza, ma invoca frequenti incontri ed operosi “tavoli” di studio tra uomini di buona volontà, a qualunque confessione appartengano, specie trattandosi di proseliti delle tre grandi religioni monoteistiche. E’ inconcepibile l’odio tra Cristiani, Ebrei e Musulmani, indissolubilmente uniti dal culto del Dio di Abramo. Attualissimo è l’appello del Vescovo di Roma, instancabile messaggero di pace nei Continenti, affinché spunti, tra i rovi del sospetto e della reciproca diffidenza, il germoglio della concordia tra gli inquilini (pro-tempore) dello stesso pianeta.

Proprio in questi giorni, infatti, lo Stato d’Israele sta richiamando in patria gli Ebrei residenti in Europa, a causa della crescente ondata di antisemitismo che si registra in diversi Paesi. Movimenti e partiti xenòfobi, disseminati qua e là nel Vecchio Continente, rispolverano i tragici miti della superiorità etnico-religiosa, se non addirittura razziale, inneggiando ad esasperati nazionalismi ed erigendo muri e fili spinati con il pretesto di difendere le proprie radici ed evitare “pericolose” commistioni di sangue e concezioni di vita. Dimenticano, costoro, l’inestimabile valore del confronto tra le diverse culture e visioni dell’esistenza, ciascuna capace d’ampliare gli orizzonti cognitivi dell’uomo e di arricchirne il bagaglio d’esperienza e sagacia.

E dire che tutti discendiamo dal seme di Abramo o comunque, per quanti non credono in Dio, dalle viscere di Madre Terra, nel cui seno siamo destinati a tornare. Erasmo da Rotterdam, padre dell’umanesimo rinascimentale, e gli stessi filosofi illuministi predicavano tolleranza e rispetto. Indelebile resta il messaggio all’umanità di Voltaire: “Nulla condivido di ciò che dici, ma sino alla morte mi batterò affinché possa liberamente esprimere il tuo pensiero”.