Domani alle 12 Papa Francesco rivolge un appello a tutti i popoli della Terra

Preghiera universale contro la pandemia. Il valore ecumenico del Concilio Vaticano II
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Domani mercoledì 25 marzo, alle 12 in punto, Papa Francesco chiamerà virtualmente a raccolta, per l’ennesima volta, i popoli della Terra ed in particolare i seguaci di ogni fede affinché tutti insieme, nei 5 continenti, invochino la misericordia dell’Onnipotente Padre dell’universo.

Mentre scienziati e ricercatori lavorano giorno e notte per trovare un vaccino, i credenti dell’intero pianeta rivolgeranno accorate suppliche al Creatore, al di là di ogni divisione, affinché cessi la pandemia.

Anche i non credenti chiedono a gran voce, in questi giorni d’angoscia, che l’unica grande famiglia umana riscopra i supremi valori cui s’ispirarono gli illuministi: fratellanza, eguaglianza, solidarietà e mutuo soccorso tra gli inquilini della casa comune, il mondo. Grande anèlito innato e scolpito nel cuore dell’uomo, l’ecumenismo.

Ufficialmente sancìto dal provvidenziale Concilio Vaticano II, aperto nel 1962 da Giovanni XXIII e concluso tre anni più tardi da Paolo VI, il principio del rispetto e della valorizzazione di ogni credo spirituale ha spalancato le porte, dopo secoli di odio e feroci guerre tra popoli e gruppi etnico-religiosi, alla tolleranza invano auspicata, quattro secoli prima, dai circoli rinascimentali del celebre umanista Erasmo da Rotterdam, i cui insegnamenti sarebbero stati ripresi ed ampliati dai filosofi francesi Voltaire, Rousseau, D’Alembert, Diderot, nonché dagli italiani Beccaria, Carli, Romagnosi e dai fratelli Verri.

Tornando ai nostri tempi, purtroppo sconvolti dal coronavirus, ci rendono felici i continui incontri ed attestati di stima fra credenti e non credenti, tra cristiani delle varie confessioni, ebrei, islamici, buddhisti, confuciani, induisti, taoisti, scintoisti giapponesi, animisti africani. Papa Bergoglio, spirito profondamente ecumenico e conciliare, sprona tutti gli uomini a non più oltraggiare Madre Terra ed in particolare si rivolge ai credenti affinché ripongano ogni fiducia nell’Altissimo, il cui Decalogo è d’altronde impresso nella mente e nel cuore di ogni creatura.

L’auspicio è che un corale “Halleluiah” (dall’ebraico Hallelu, lodate e Iah, abbreviazione del sacro nome di Dio Iaweh) risuoni domani e sempre in ogni angolo del pianeta!