Il keynesiano Draghi invoca il ricorso alla spesa pubblica in disavanzo

Nessun freno alla leva monetaria degli Stati, affinché si eviti la depressione economica
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Fa la voce grossa Super Mario Draghi, ex Presidente BCE. Senza eufemismi, da vero keynesiano qual è sempre stato, ha detto chiaro e tondo al “Financial Time” che una gravissima depressione mondiale è alle porte e che gli Stati, in primis l’Italia, devono rompere gli indugi e ricorrere subito alla politica del “deficit-spending”, spesa pubblica in disavanzo.

Mentre, sul fronte sanitario, si fa largo la strategia dei tamponi obbligatori per tutti e del monitoraggio di spostamenti e contatti dei 60 milioni di connazionali, tramite cellulari, droni, carte di credito e telecamere, la recessione economica va combattuta con imponenti piani di sostegno alle opere pubbliche, da finanziarsi senza che si sia più costretti a rispettare alcun limite di bilancio o i ben noti parametri del Trattato di Maastricht, d’altronde già ritenuti non vincolanti dalla Commissione Europea, in presenza dei disastri provocati dall’attuale pandemia, che sta facendo strage di commercianti e PMI.

Non c’è bisogno – sostiene Draghi – che le Nazioni più malconce dell’eurozona (Italia e Spagna) implorino stanziamenti da parte del MES, fondo salva-Stati, i cui eventuali prestiti, tra l’altro osteggiati da Olanda e Germania, risulterebbero troppo onerosi e graverebbero sulle generazioni future. Seguendo l’esempio di Trump, che ha ordinato alla FED di stampare duemila miliardi di dollari per fronteggiare l’emergenza, l’Italia, la Spagna e gli altri Paesi unionisti con l’acqua alla gola agiscano di conseguenza. Avvalendosi del “placet” della Presidente del Governo comunitario Ursula Von Der Leyen e di Christine Lagarde, attuale Presidente BCE, non esitino ad azionare la leva monetaria, pompando liquidità specialmente a favore delle imprese edìli, cui spetta il compito di edificare ospedali, ponti, gallerie, anelli e raccordi autostradali, linee ferroviarie e strade periferiche, infrastrutture capaci di dar lavoro e soccorrere, per quanto ci riguarda, il Meridione d’Italia, le zone terremotate e le aree geografiche più abbandonate.

Servono ventilatori polmonari, letti, farmaci, tute sanitarie, mascherine e guanti in gran quantità? Senza badare a spese, gli Stati èroghino soldi alla Protezione Civile, a medici, infermieri, commercianti, piccoli imprenditori senza più arte né parte, alle famiglie bisognose e costrette alla clausura a tempo indeterminato. E non si lascino morire all’addiaccio, nella generale omertà, i tanti senza-tetto vergognosamente ammassati nelle stazioni, sotto i ponti e negli angoli bui delle nostre città. Più che una beffa, per loro è un atroce insulto lo slogan “io resto a casa”.