Perugia cuore di Magistratura Connection

La più grave crisi della storia democratica per ingerenze politiche
Opinioni

di Alberto Laganà. Da sempre la Magistratura italiana ha subito gravi colpi di credibilità tanto che Roma, che ne è il cuore per la vicinanza al potere politico, fu denominata ‘il porto delle nebbie’ perché molte inchieste sono state insabbiate e molte altre sono finite nel nulla.

Ma veniamo alla situazione attuale. A capo del Csm c’è il presidente della Repubblica eletto in pratica dal Pd, vice presidente è David Ermini, che è stato capogruppo della Margherita in  durante la presidenza di  tra il 2004 e il 2009ed è stato presidente del consiglio provinciale di Firenze tra il 2009 e il 2013. Quindi un renziano di ferro con le inevitabili polemiche sulla indipendenza e libertà della magistratura.

Le recenti ingerenze di Lotti, scudiero di Renzi, e indagato, sulle attuali vicende delle elezioni nelle varie procure completano il quadro di un discredito crescente su questo organo fondamentale per la democrazia.

Sulle spalle dei magistrati di Perugia grava un macigno che va al di là dell’inchiesta del giudice Palamara perché dall’accuratezza del loro lavoro si potrà capire se è finito il capitolo delle ingerenze politiche mentre, se la loro azione sarà frenata o indebolita, a quel punto la situazione della credibilità dei giudici sarà ridotta al lumicino ed il rischio è che alla fine il nuovo governo dovrà metterci le mani e, comunque sia, non è un fatto positivo perché i vari poteri devono essere distinti ed indipendenti.

 Per chi vuole saperne di più riportiamo un articolo di Rai News:

Le vicende che stanno investendo i pm Palamara e Fava, a quanto si apprende, sono all'attenzione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che, già nei primi giorni di maggio, ha investito l'Ispettorato di via Arenula del compito di svolgere "accertamenti, valutazioni e proposte". Il Guardasigilli - che, come viene riferito, è molto preoccupato data la delicatezza della vicenda che coinvolgerebbe anche le nomine del Csm - tiene il massimo riserbo e si riserva di assumere ogni opportuna iniziativa quando il quadro sarà più chiaro, nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura che ha aperto un'inchiesta. L'inchiesta Viaggi, anelli e decine di migliaia di euro per pilotare le nomine dei magistrati a capo delle Procure, una delle quali sarebbe stata però "fermata dallo stesso presidente della Repubblica". Le indagini che coinvolgono Luca Palamara, il sostituto procuratore ed ex consigliere del Csm accusato di corruzione, assumono sempre di più le forme di un'inchiesta che si abbatte con un effetto domino su più di una cittadella giudiziaria.

La Guardia di Finanza di Perugia ha perquisito il suo ufficio in Procura a Roma. E spuntano i nomi illustri di altri indagati che avrebbero favorito Palamara per eludere le indagini a suo carico: tra questi, il pm Stefano Rocco Fava - il magistrato dell'esposto contro il procuratore di Roma Pignatone - e il consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Luigi Spina. Ora al vaglio degli inquirenti ci sono i file contenuti in uno dei computer dell'ex consigliere del Csm sequestrato a piazzale Clodio. Palamara nel pomeriggio è stato ascoltato per ore in una caserma della Gdf a Roma. "Su di me i veleni della procura di Roma" "Sulla mia persona si stanno abbattendo i veleni della Procura di Roma, ma ho la tempra forte e non mi faccio intimidire.

Sto chiarendo punto per punto tutti i fatti che mi vengono contestati perché ribadisco che non ho ricevuto pagamenti, né regali, né anelli e non ho fatto favori a nessuno", ha detto l'ex consigliere del Csm, al termine dell'interrogatorio durato più di 4 ore negli uffici di una caserma della Guardia di Finanza. "Sto chiarendo punto per punto" "Sto chiarendo punto per punto tutti i fatti che mi vengono contestati", continua il pm. "Ribadisco che non ho ricevuto soldi ne' regali e non ho fatto favori a nessuno". L'ex consigliere del Csm, assistito dagli avvocati Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti e Michele Di Lembo, si e' difeso cosi': "Chi conosce le dinamiche consiliari sa benissimo che non ho mai parlato di Giancarlo Longo (ex pm di Siracusa, ndr) ne' tantomeno ho danneggiato qualche altro collega, trattandosi di un organo collegiale che come tale ha bisogno della partecipazione di tutti i suoi membri". Palamara ha spiegato di aver esibito "le ricevute dei pagamenti dei viaggi e altro mi riservo di farlo nel prosieguo dell'interrogatorio".

Sulla vicenda, l'Associazione Nazionale Magistrati "confida che il percorso decisionale del Csm non sia in alcun modo influenzato da alcun altro fattore, esterno o interno alla magistratura". I pm di Perugia hanno iscritto anche Fabrizio Centofanti, l'imprenditore dei 'regali', e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Dalle indagini emergono viaggi e vacanze per Palamara (all'epoca consigliere del Csm) e famiglia: un'attività corruttiva messa in atto, secondo la procura di Perugia, "per fare in modo che Palamara mettesse a disposizione, a fronte delle utilità, la sua funzione di membro del Csm, favorendo nomine di capi degli uffici cui erano interessati Amara e Calafiore". L'anello da duemila euro Tra i regali, anche un anello "del valore di duemila euro in favore dell'amica Adele Attisani", oltre a un soggiorno a Taormina. E poi viaggi per lo stesso Palamara, o la sorella, in Toscana, a Madonna di Campiglio, a Dubai e Favignana. 40mila euro per una nomina "bloccata da Mattarella" Il sostituto procuratore romano, secondo l'accusa, quando rivestiva il ruolo di componente del Csm, avrebbe anche ricevuto 40 mila euro dagli avvocati Calafiore e Amara per favorire la nomina di Giancarlo Longo (arrestato nel febbraio 2018 per corruzione a Messina - ndr) a procuratore di Gela: un tentativo non andato in porto - secondo quanto avrebbe riferito Palamara, come raccontato dallo stesso Longo ai magistrati - per "un intervento diretto del presidente della Repubblica" Sergio Mattarella.

Un altro filone della stessa indagine riguarda invece le accuse nei confronti dell'attuale consigliere del Csm, Luigi Spina. Per quest'ultimo le ipotesi di reato sono rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento personale. Spina, che come Palamara è esponente di Unicost, la corrente di centro delle toghe, avrebbe rivelato al suo collega notizie relative all'inchiesta di Perugia nel quale era indagato, apprese proprio grazie al suo ruolo nel Csm. Una conversazione dello scorso 9 maggio "tra Spina, Palamara e due parlamentari (...) dimostra" che lo stesso Palamara, si legge negli atti dell'inchiesta, era "già consapevole del suo procedimento pendente a Perugia, tanto da parlarne con un parlamentare imputato".

Il ruolo di Stefano Rocco Fava è un altro dei soggetti chiave associati alle indagini sui rapporti tra Palamara e Spina. Fava è indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto di ufficio in concorso. Il pm, autore dell'esposto al Csm contro il procuratore Pignatone e l'aggiunto Ielo, è accusato di aver rivelato a Palamara notizie sulle indagini a suo carico e di averlo aiutato ad eluderle fornendo atti e documenti. "C'avrai la tua rivincita perché si vedrà che chi ti sta fottendo (...) forse sarà lui a doversi difendere a Perugia, per altre cose perché noi a Fava lo chiamiamo", diceva al telefono Spina all'amico Palamara, che rispondeva: "No adesso lo devi chiamare altrimenti mi metto a fare il matto".

Palamara avrebbe acquisito informazioni anche attraverso il commercialista Andrea De Giorgio, consulente nominato anche all'interno della Procura della Repubblica di Roma.

Secondo i pm, "la consegna di queste carte 'contro' i suoi colleghi da parte di Fava e parimenti le informazioni assunte dal De Giorgio" hanno "per Palamara, nella sua ottica, un valore al contempo difensivo e forse di 'ritorsione'".