Per Natale doniamo libri ai nostri ragazzi

Cresce il disagio giovanile nella scrittura e nelle forme espressive. Scuola e famiglie chiamate ad interagire
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di Bruno Di Pilla - Strenne natalizie? Libri. Hanno un improrogabile bisogno di leggere, i nostri ragazzi. Ipnotizzati da cellulari, droni, avatar, play station ed altri sofisticati congegni elettronici, gli adolescenti del Terzo Millennio scrivono e si esprimono sempre peggio, mostrando penuria d’idee, un misero bagaglio terminologico e gravi lacune grammaticali e sintattiche. Per favore, ministro Bianchi. Dia un’occhiata ai “social” per rendersi conto del progressivo imbarbarimento di contenuti e forme idiomatiche dei giovani, ormai in gran parte immemori del prezioso ruolo educativo di libri e giornali. D’altronde, basta sentire i titolari delle poche edicole superstiti per constatare che solo clienti anziani, dai 60 anni in su, al mattino acquistano quotidiani e riviste nei rari chioschi della carta stampata, i cui proprietari sono costretti, per sopravvivere, ad esporre ombrelli, gratta e vinci, giochi per bimbi, calendari, album di figurine, palloni, persino capi d’abbigliamento.

Alla scuola, oltre che alle famiglie, spetta la deontologica missione d’invertire la rotta, evitando alle nuove generazioni il flagello di un sostanziale analfabetismo di massa. Gli insegnanti “novecenteschi”, ad esempio, assegnavano ad ogni studente di elementari e medie un libro da leggere ed analizzare, la cui trama doveva poi essere sintetizzata in riassunti, arricchiti da considerazioni e giudizi personali dell’alunno. A ciascuno il suo compito, ovviamente. Ai più imberbi si consegnavano opere classiche snelle, di rapida e piacevole comprensione, come “Il richiamo della foresta” e “Zanna Bianca” di London, “Don Camillo” di Guareschi, “Peter Pan” di Barrie, “Il libro della giungla” di Kipling, “I ragazzi della Via Pal” di Molnar, “Le avventure di Tom Sawyer” di Twain, “Il piccolo principe” di Saint Exupery, “L’isola del tesoro” di Stevenson, “Viaggio al centro della terra” di Verne, “Il mago di Oz” di Baum. Ai più grandicelli “Il vecchio e il mare” di Hemingway, “La figlia del capitano” di Puskin, “Le novelle” di Verga, “Il deserto dei Tartari” di Buzzati, “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro, “Le avventure di Oliver Twist” di Dickens.

Tutti capolavori che, per le imminenti festività di fine anno, gli stessi familiari potrebbero far trovare sotto l’albero a figli e nipoti. Aiutiamoli, i nostri eredi. Crescendo, si appassioneranno a letture più impegnative e scopriranno i segreti dell’indispensabile arte della scrittura. “Non scholae, sed vitae discimus”. Due millenni dopo, è attualissima l’esortazione rivolta dal filosofo stoico Lucio Anneo Seneca all’amico Lucilio.