La giustizia con la bilancia rotta e il calcio dichiarato in arresto

Poi, le mucche che inquinano e i pericoli del “traffico elettrico”
Opinioni

Di AMAR - Di recente, l’Amministrazione giudiziaria italiana è finita ancora nel terreno insidioso della “bilancia difettosa” (ricordate Enzo Tortora?). Ha pesato le prove a carico dell’imputato prima in un modo e dopo in senso opposto. La vicenda è andata in questo modo. Una trentina di anni fa (il 1 gennaio 1987), in un bosco del Varesotto, viene rinvenuto il corpo di una giovane violentata e uccisa a coltellate. Alla famiglia della vittima arriva una lettera anonima con allegata una poesia scritta a mano. Nel 2014, un’amica della morta, sostiene di riconoscere nella calligrafia dei versi la mano di un vecchio compagno di liceo. Seguono una ridda di perizie grafologiche in contrasto tra loro. Il presunto assassino stupratore viene arrestato (2016), rinviato a giudizio e processato. Le prove non sono schiaccianti, ma ritenute sufficienti per condannarlo all’ergastolo. Nel luglio scorso, si celebra il dibattimento d’appello. Non ci sono nuove e differenti accuse; di nuovo c’è invece il giudizio e la sentenza: assolto per non aver commesso il fatto. E’ stato scritto “in pochi secondi, l’impianto accusatorio s’era disfatto”. Intanto però, il colpevole innocente si è “goduto” quasi quattro anni di prigione. No, Signori della Corte, così non va!

Sapevo che tra i principali responsabili dell’effetto serra e dei conseguenti cambiamenti climatici del Pianeta c’è l’anidride carbonica, immessa nell’ atmosfera in quantità eccessiva, dalle attività umane. Lo sviluppo esasperato presenta pericolosi effetti collaterali e, a tempi lunghi, rischia di stravolgere la vita degli uomini sulla terra. Tutto questo sapevo. Ora mi è noto che pure il metano reca il suo non marginale contributo. Per esempio, il metano rilasciato dagli allevamenti bovini. All’Università di Adelaide hanno quantificato, pare scientificamente, la dimensione del fenomeno. Siccome al mondo ci sono un miliardo e mezzo di bovini che emettono in media, tra i 70 e 120 chili di metano pro capite, il totale calcolato è di notevole pesantezza. Latte e bistecche ci costano un discreto impatto inquinante. Dunque, a conti fatti, altro che “t’amo pio bove”!

Questa è seria un bel po’. A Rosignano, dalle parti di Livorno, si soni fatti venire un’idea per risparmiare sulla bolletta dell’energia elettrica. Hanno costruito un impianto che trasforma il biogas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti interrati, in elettricità. E quella ricavata la distribuiscono, a prezzo di costo, agli abitanti intorno. Forse come compenso per il disturbo che i rifiuti, pur se trattati con metodi ultramoderni, sempre recano a chi sta a portata di naso. Ora, lungi dall’avallare il baratto tra vantaggi economici e salute, nella fattispecie mi sembra sia stata studiata una soluzione utile al problema dello smaltimento. A Rosignano dicono che funzioni. A Terni, sono decenni che sopportiamo il peso della grande azienda siderurgica. Il “compenso” ci parve ottenibile, anni addietro, fornendo riscaldamento gratis a qualche centinaio di famiglie residenti attorno il muro della fabbrica, attraverso un impianto di recupero della enorme quantità di calore, altrimenti dispersa, dell’Acciaieria. L’operazione ha comportato un sostanzioso investimento, però purtroppo la realizzazione del progetto è rimasta a metà. Così come è rimasta incompiuta la “Metropolitana di superficie Terni – Cesi”. Domanda: forse quel che a noi ternani manca è la professionalità di chi ci governa?

Siamo in spasmodica attesa che i motori elettrici sostituiscano quelli a combustione interna, oggi padroni e signori delle città e nemici della salute. Si tratta di eliminare dalla circolazione (non per modo di dire) mezzi di trasporto, soprattutto privati, che adulterano l’aria con gas venefico. L’elettrico garantisce altresì la vittoria nella lotta di liberazione dai rumori molesti. Però pare ci sia un però. Laddove il nuovo sta prendendo piede, ci si è accorti di un pericolo: il silenzio dei nuovi veicoli muti è nemico dei pedoni e dei ciclisti. Per loro rappresenta un fattore di rischio in quanto non esiste più l’avvertimento lanciato dallo scoppio del motore. Non senti alcun rumore, traversi la strada e la macchina ti “arrota”. Cosicchè, l’Unione Europea ha emanato un regolamento che obbliga l’installazione a bordo di un avvisatore acustico. Quindi, tornerà l’obbligo di far rumore per la strada, con viva delusione di coloro come me che amano il silenzio del pastore all’alpeggio.

Al grande carrozzone dell’italico pallone è scoppiata una ruota. Per meglio dire, il botto lo ha fatto il fabbricante di veicoli con le ruote. Ecco un titolo in cronaca: “Ricatti alla Juventus. Per il business dei biglietti, arrestati i capi ultrà.” Sono state emesse 12 misure cautelari per il reato di associazione a delinquere, estorsione aggravata e violenza privata. Mica, pinzillacchere, avrebbe detto Totò. I capi ultrà sarebbero quei personaggetti, non tutti di specchiata probità sportiva, che, allo stadio, dirigono l’orchestra del tifo. E se li fai arrabbiare, ti scatenano addosso la muta delle loro seguaci teste… vuote. A volte, con metodi in odore di mafia. Nell’ordinanza di arresto, il P. M. ha scritto che “possono mettere in atto una pesantissima attività estorsiva”.

I dirigenti della Juventus, prima li hanno dovuti subire, poi li hanno denunciati. Ne andava del buon nome della società, ormai diventata – alla stregua di tutte le altre di pari rango – una azienda di rilevanti dimensioni. Nel suo bilancio 2012 – 2013 si legge: dipendenti 598 per un costo annuo di 170 milioni e un parco calciatori composto da 57 professionisti e 287 non professionisti. Fin qui, tutto alla luce del sole. Nell’ombra invece ed all’esterno, si muovono interessi inconfessabili, gestiti da soggetti di bassa lega che nulla hanno da spartire con lo spirito olimpico. Talvolta agevolati da provvedimenti che assomigliano ai soliti smacchiatori di coscienza, perché lo spettacolo, s’usa dire, deve andare avanti. Pur se, quello offerto sovente sugli spalti non è un decoroso spettacolo.