Un ruolo di promozione turistica per la F. C. U.

La proposta in un “audiovisivo” del 1973
Opinioni

di AMAR - Ha detto, un paio di giorni fa, l’Assessore regionale Melasecche: “Sulla Ferrovia Centrale Umbra, stiamo lavorando a progetti paralleli di valorizzazione residenziale, sociale e turistica”. Ecco, proprio quel “e turistica” mi ha stimolato la memoria, riportandomi indietro di mezzo secolo. Ad un Convegno organizzato dal Consiglio regionale, nel 1973 a Todi, sul tema “La politica dei trasporti in Umbria”. Fu in quella remota occasione che, per conto del Centro studi “Vanoni” di Terni, presentammo un documentario audiovisivo (fotografie e testo parlato) che aveva per titolo proprio Un ruolo turistico per la F.C.U.“ Al mattino “rubammo” mezz’ora di tempo alla qualificata assemblea per sostenere la nostra proposta; parve interessante, perché, nel pomeriggio, ci chiesero la replica. E il testo finì nel volume contenente gli atti del Convegno.

A nostro giudizio, la ferrovia, al tempo neppure molto attrezzata come mezzo di trasporto, avrebbe dovuto svolgere una funzione valorizzatrice del patrimonio culturale, storico e artistico dei centri attraversati. Che sono una infinità da Terni a Città di Castello; perché l’Umbria, da qualunque parte la guardi, ti mostra le Cattedrali, le Chiese, i Castelli, i Palazzi antichi, le opere dei suoi pittori insigni, autori di mirabili lavori famosi nel mondo. Fanno da preziosa cornice al “quadro ambientale” di pregio, un compendio capace di attrarre l’attenzione del visitatore.

Raccontando le città e i centri storici visitati dal treno, l’“audiovisivo” dava testimonianza delle ragioni sulle quali si fondava la proposta: non più soltanto infrastruttura di trasporto, ma anche strumento di sviluppo economico con la cultura dell’accoglienza e conoscenza. Per scoprire, stazione dopo stazione, le bellezze di un viaggio alla ricerca delle tradizioni, degli usi, dei costumi, delle testimonianze di remote civiltà.

D’altro canto la Terni - Sansepolcro merita rispetto pure per la sua vita ultracentenaria e per il servizio reso ad una miriade di “stazioni” sin dall’epoca durante la quale la trazione era a vapore. Una strada ferrata che, ben raccordata con mezzi su gomma, può diventare valida alternativa, sottraendo traffico inquinante e mostrando il vero valore dell’Umbria “mistica e guerriera”, come la definiva lo storico locale don Ansano Fabbi. Oltre che nobile nei suoi trascorsi. L’Umbria invece matrigna della Spoleto - Norcia, il capolavoro di ingegneria ferroviaria, dismessa per la miope decisione di un pugno di aridi burocrati che la considerarono un “ramo secco”.

Partenza dunque da Terni, magari dopo aver visitato la Cascata delle Marmore , il Lago di Piediluco e la millenaria città di Carsulae, poi Cesi capitale delle Terre Arnolfe, quindi la zona delle acque minerali (Sangemini, Acquasparta, San Faustino), il moderno Santuario dell’Amore Misericordioso a Colvalenza, Todi con la straordinaria Piazza del popolo, tra le più belle d’Italia, Deruta e i maestri dell’arte ceramica. Di Perugia è superfluo parlare, mentre molto ci sarebbe da scrivere (lo spazio è tiranno) della magnifica Valle del Tevere che conduce a Città di Castello, antica e austera, posta quasi al confine con la Toscana.

Abbiamo virtualmente percorso (in concreto non è possibile per impraticabilità di rotaia) un itinerario storico - ambientale che vale le attenzioni del turista e la Ferrovia, se bene attrezzata con le nuove tecnologie (attenzione ai passaggi a livello!) può essere “coadiuvante” essenziale. E gli oltre cento milioni, disponibili per realizzare il progetto di “resurrezione”, possono dare le garanzie utili ad assegnare alla F. C. U. pure il ruolo che indicammo al Convegno di Todi alcune generazioni orsono.