Molte le donne iscritte, per merito, negli annali della storia

Le vicende di alcune di loro appartenenti al XX secolo
Opinioni

di Adriano Marinensi - Frugando nel passato più o meno remoto, di donne che meritano ricordo se ne trovano molte ed alcune di loro hanno lasciato un segno profondo. Senza operare privilegi, alcune “immagini” ho cercato di approfondirle. La prima si chiama Franca Viola, nata nel 1948 ad Alcamo, nel profondo sud siciliano. Appena adolescente, si fidanza, i familiari consenzienti, con un giovane che sembra dabbene, però viene arrestato per furto e appartenenza mafiosa. A tal punto, il padre di lei impone la rescissione della promessa. E’ quasi un oltraggio ad un uomo d’onore. La vendetta è d’obbligo. Preceduta dalla minaccia al genitore, lupara in pugno: “Chista è chidda che scaccerà (farà saltare, n.d.a.) la testa a vossia”. Franca viene rapita il giorno dopo Natale del 1965, a 17 anni. La violenza carnale è conseguente e assume il profilo di reato penale per l’autore.

Però, c’è un però che stava scritto allora nel codice italiano: prevedeva le cosiddette nozze riparatrici, pressappoco un “ristoro” dell’onore perduto dalla donna. Altrimenti, carcere per lui e condanna sociale alla svergognata. Totale estinzione del reato per l’autore ed eventuali complici, se l’altare avesse concluso la vicenda. L’offerta di matrimonio venne quindi ufficialmente avanzata dal violentatore, per arrivare ad una conclusione pacifica come sempre era accaduto prima, nella tradizione dell’isola. Dunque, tutti d’accordo con piena soddisfazione. Tutti tranne Franca Viola che disse un no fermo e irremovibile, con l’ardire della ribellione: Questo matrimonio, così organizzato, non s’ha da fare. E non si fece. Per la prima volta, in Sicilia, una donna aveva avuto il coraggio di rifiutare le nozze riparatrici. Si fece invece il processo e l’imputato subì la giusta condanna. Quando uscì dal carcere, la solita lupara ignota lo uccise. Nel 1981, la norma in questione è stata abolita e il “delitto morale” diventato “reato contro la persona”. Anche per merito di Franca Viola.

Quando si dice volare alto. Oltre che dirlo, a volare alto, fu Valentina Tereskova, cosmonauta russa, pioniera assoluta di salita nello spazio. Prima di lei c’erano andati gli uomini, le donne no. Lei lo spazio lo dipinse di rosa. Aveva 26 anni, nel 1963, e l’ assalto a questa nuova diligenza che era il cosmo, stava muovendo i primi passi. Quindi ci voleva tanto coraggio, per imprese da primato mondiale. Compì 48 orbite intorno alla terra. Suo padre era caduto in guerra e Valentina ebbe una infanzia difficile. Divenne una brava paracadutista e superò l’esame da aspirante cosmonauta. Seguì con passione l’avventura di Jurij Gagarin, primo uomo a conquistare l’orbita terrestre. Jurij portò a termine la missione il 12 aprile 1961, a bordo della Vostok 1. Raggiunse la quota massima di 302 km, per un giro completo intorno al nostro pianeta, ad una velocità di 27.400 km l’ora. Disse per la storia: “Il cielo è molto nero, la terra azzurra”. Due anni dopo, ecco Valentina, il 16 giugno, per le vie del cielo, ai comandi della Vostok 6, farsi i suoi 48 giri e tornare, dopo tre giorni, sulla terra dove alcuni contadini la aiutarono a liberarsi del paracadute. Ebbe enorme popolarità e, al pari di Gagarin, entrò a far parte del Soviet Supremo. Sembra un racconto dei secoli lontani, fatto in un momento, quello di questi mesi, quando nello spazio hanno iniziato ad andarci i turisti (Richard Branson, un’ ora, 250 mila dollari).

Sempre in tema di pionierismo e di eventi precoci, vi presento la più giovane vincitrice del Premio Nobel: si chiama Malala Yousafzai, una ragazza afgana, insignita del prestigioso riconoscimento per la pace, nel 2014, all’età di 17 anni. Ha condotto una forte opposizione verso i metodi vessatori dei talebani nel suo Paese, una serie di rivendicazioni per i diritti civili e il diritto allo studio dei più giovani. Ha continuato la sua azione anche dopo aver subito un attentato da parte dei talebani che la consideravano “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”. Aveva 16 anni, quando ha parlato al Palazzo di vetro dell’ONU, a New York. Nella motivazione del Nobel si legge “per la lotta avverso le sopraffazioni ai bambini ed il loro diritto all’istruzione”. Chissà dove sarà oggi con i talebani tornati al potere nel suo Paese.

“Se potessi avere mille lire al mese”, cantava il ritornello di una canzoncina degli anni ’30 del secolo scorso. Traduceva in musica l’aspirazione di tanti italiani che quel reddito se lo sognavano di notte. Mille lire, all’epoca, erano tanta roba. Per noi che le potemmo spendere facilmente molto dopo, diventarono una delle monete di carta. Non per Maria Montessori, educatrice e pedagogista, che sopra quelle mille lire ci ha messo la faccia. Un viso dall’aspetto materno e rassicurante, come materna fu la sua azione a favore dei fanciulli. Nel mondo dell’educazione infantile, ha introdotto un metodo di insegnamento, ancora oggi molto diffuso: Il “metodo Montessori”, cioè la scuola nuova. Lo sperimentò nella prima Casa per bambini aperta a Roma, lei che è stata la prima donna laureata in medicina, nel nostro Paese. Ed anche in filosofia. “Maria Montessori”, una vita per i bambini” è una miniserie andata in onda, nel 2007, sulla T.V.

Il cognome Levi tradiva la sua origine ebraica. Per questo Rita Levi - Montalcini corse i rischi delle persecuzioni razziali, sfuggendo, in maniera fortunosa, alla deportazione. Ma il suo genio non si arrese e l’ha portata alla celebrità. Soprattutto con la scoperta del fattore di accrescimento della fibra nervosa (NGF) che gli valse, nel 1986, il Premio Nobel per la medicina. Ed eccola allora un’altra “prima donna”: ammessa, per meriti scientifici, nella Pontificia Accademia delle Scienze, insignita dal Presidente Ronald Reagan della National Medal of Science, la più alta onorificenza della cultura in USA, nominata Senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. “Per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”. Perché Rita, oltre che scienziata, si è impegnata a lungo in attività promozionali nella società civile. E’ morta a Roma all’età di 103 anni, dopo una esistenza interamente dedicata alla ricerca, alla scoperta di fondamentali novità.

Queste, alcune donne del passato. Al presente, in Europa, ce ne sono tre alla guida di altrettante Istituzioni di fondamentale importanza democratica ed operativa. Ursula van der Leyen, è la prima Presidente donna della Commissione Europea, organo principale dell’Unione. Christine Lagarde, già Presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI), è al vertice della Banca Centrale Europea (BCE). Angela Merkel è alla guida della Germania (seppure ancora per poco), considerato il Paese di riferimento della politica continentale. Ecco quindi sbugiardato clamorosamente il detto maldestro “donna al volante, pericolo costante”. Macché!