Un dibattito in Tv fra virologi per convincere i “No-vax”

Non servono le opinioni dell'uomo qualunque per raggiungere l'immunità di gregge
Opinioni

di Bruno Di Pilla - La "vexata quaestio" dell'habeas corpus (libertà personale sancìta dall'art. 13 della Costituzione ed in tal caso rivendicata con azioni spesso violente e dunque esecrabili dai cosiddetti No-vax) andrebbe risolta con un approfondito dibattito culturale tra specialisti virologi. Dovrebbero confrontarsi in tv, a reti unificate ed in prima serata, scienziati e medici degli opposti schieramenti e non più - con tutto il rispetto per agnostici ed incompetenti di varia natura - personaggi magari notissimi al pubblico che però nulla sanno in materia.

Non servono i giudizi avventati dell'uomo qualunque a convincere chi rifiuta di sottoporsi al vaccino anti-Covid. Più si accapigliano sul tema maldestri duellanti (politici, opinionisti, attori, sportivi) maggiore sembra essere lo scetticismo dello zoccolo duro dei renitenti, un'agguerrita minoranza di connazionali cui non va giù di lasciarsi iniettare un siero evidentemente ritenuto poco sicuro e foriero di guai alla propria salute, nonché inefficace a neutralizzare le molteplici varianti in circolazione.

Prima che il Parlamento vari una legge che imponga "erga omnes" l'obbligo vaccinale, con prevedibili proteste di piazza e conseguenze risarcitorie pesanti a carico dello Stato nei confronti di eventuali vittime di trombosi, decessi improvvisi o altri infausti effetti collaterali, si provi a raggiungere l'immunità di gregge (il 90% della popolazione immunizzata) con argomentazioni probanti ed ineccepibili, fornite da esperti virologi che sappiano contrastare rilievi, considerazioni e dubbi di colleghi altrettanto ferrati nello specifico campo. D'altronde, si chiedono indecisi ed incerti in buona fede, perché ora s'è deciso di somministrare addirittura una terza dose ai tanti soggetti fragili, giovani e anziani, afflitti da varie patologie? Non ne bastavano due per debellare il virus? La domanda è legittima, dal momento che in terapia intensiva (e purtroppo nel quotidiano elenco dei morti) finiscono anche persone già vaccinate più volte.