Solidarietà al popolo cinese, sconvolto dall’epidemia in atto

Risalgono al veneziano Marco Polo i vincoli d’amicizia con il Celeste Impero. Nessuna discriminazione verso studenti e turisti
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Nessuno si permetta di demonizzare i cinesi, magari additandoli come untori di manzoniana memoria. Ospiti irreprensibili nelle nostre Università, da anni i giovani con gli occhi a mandorla si distinguono non solo per impegno ed alti profitti, ma anche per i quotidiani comportamenti in società. Mai le cronache ne hanno denunciato delitti o altri reati, risse, mancanza di rispetto nei confronti di persone e monumenti del Bel Paese. Encomiabile è stata, tra l’altro, l’auto-quarantena cui si sono spontaneamente sottoposti, chiudendosi in casa per i canonici 14 giorni, gli studenti rimasti in Italia che avevano rinunciato a tornare in patria per festeggiare il loro capodanno.

Profondamente innamorati del patrimonio artistico e della nostra cultura, silenziosi e gentili nei condomini, gli eredi di Confucio versano addirittura in anticipo i canoni di locazione ai proprietari degli appartamenti prescelti, osservano con esemplare disciplina le file in banca e negli esercizi commerciali, né si rendono protagonisti di liti o bravate, purtroppo tipiche di molti coetanei occidentali. Un plauso va anche rivolto agli innumerevoli turisti provenienti dallo Stato asiatico, ora purtroppo sconvolto dalla grave epidemia. Ormai da decenni sono proprio loro, in prima fila, a frequentare con ammirazione musei, siti archeologici, chiese, biblioteche e centri culturali italiani, della cui storia vogliono conoscere ed analizzare i minimi dettagli.

“I veri amici si vedono nel momento del bisogno”, ha scritto sulle pagine del Messaggero l’ambasciatore Li Junhua, invocando solidarietà e comprensione. Il console di Pechino ha nel contempo sottolineato come i più temibili dèmoni, in questi casi, siano pregiudizi e discriminazioni verso un’intera comunità, i cui scienziati e virologi si stanno battendo con ogni energia per trovare un antidoto che sappia arginare e sconfiggere il morbo. Così come migliaia di operai cinesi sono al lavoro, senza sosta, per costruire in pochi giorni grandi ospedali attrezzati, nelle cui strutture possano più facilmente agire medici ed infermieri. Altro che sinofobia. Adesso noi italiani siamo chiamati a mostrare quanto saldi siano gli antichi vincoli di amicizia con il popolo che 7 secoli fa ospitò, onorandoli, i veneziani Marco Polo, il padre Niccolò e lo zio Matteo. Chi può dimenticare, rileggendo “Il Milione”, i prestigiosi incarichi affidati al poliglotta Marco dall’imperatore Kubilay, che ne apprezzò così tanto le doti, da nominarlo plenipotenziario e suo stesso “alter ego”?