Guerra al virus: chiuse scuole e università

Verranno potenziati i presìdi ospedalieri. Encomiabile il lavoro della Protezione Civile e dell’Esercito Italiano
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Salus ante omnia servanda, prima di tutto la salute. Contro il tentacolare mostro invisibile, lesto a diffondersi con felina rapidità, il Governo Conte ha imposto l’alt, per ora sino alle idi di marzo, ad ogni pubblico assembramento, incluse le attività didattiche, dalle primarie alle università. Nessuno scandalo per il drastico provvedimento. Neanche le focose opposizioni si sono dissociate, tutt’al più invocando congedi parentali ed aiuti economici alle famiglie meno abbienti, i cui pargoli resteranno giocoforza confinati tra le mura domestiche, creando qualche problema in più ai genitori.

D’altronde, a parte il telelavoro ormai abituale per molti adulti, gli stessi figli, eccezion fatta per i più piccoli, continueranno a studiare via internet, consentendo agli ospedali, nel frattempo, di attrezzarsi con ulteriori presìdi e personale specializzato per la cura dei malati più gravi. Prezioso, in tal senso, è il sostegno assicurato dalla Protezione Civile e dall’esercito italiano, i cui soldati sono ogni giorno impegnati nel piazzare tende da campo nelle zone rosse ed ovunque ve ne fosse bisogno. Segnalabile è il senso di responsabilità dei cittadini, chiamati a non “assaltare” il Pronto Soccorso dei nosocomi. Nessun sovraffollamento è stato finora registrato, malgrado il crescente numero dei contagiati, come dire che i pazienti con sintomi lievi hanno recepito le direttive delle autorità e restano in volontario isolamento nelle proprie abitazioni. Per quanto riguarda le “terapie” finanziarie, indispensabili per fronteggiare la crisi, la Commissione Europea sembra disposta ad ammorbidire la rigidità dei vincoli di Maastricht, grazie all’encomiabile azione di stimolo esercitata dai nostri rappresentanti a Bruxelles, Gentiloni e Sassoli, che chiedono maggiori aperture nell’ampliare il rapporto deficit-PIL, com’è noto fissato al 3% dal Trattato dell’ormai lontano 1992.

All’Italia basterebbe, per il momento, uno 0,2% in più per sostenere la spesa pubblica in disavanzo, sebbene siano parimenti necessari ulteriori stanziamenti di denaro da parte della BCE ed il varo dei mitici “eurobond”, che varrebbero quanto i bund tedeschi e, finalmente, sostituirebbero per sempre gli inaffidabili titoli pubblici dei 27 Stati unionisti. Allora sì che i risparmiatori, non solo italiani, sarebbero indotti a ridurre la liquidità dormiente nei conti correnti bancari o nei forzieri di casa.

Ma la Germania sarà d’accordo nell’eliminare i suoi redditizi bund?