Coronavirus, lo Stato interviene per salvare il sistema Italia

Il “New Deal” keynesiano indispensabile per combattere la grande depressione. Il crollo del liberismo
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Torna in grande stile il ruolo decisivo dello Stato, dopo la sciagurata epoca delle privatizzazioni selvagge degli anni Novanta. E’ il crollo del “laissez-faire” di smithiana memoria e dello sfrenato capitalismo privato? Sta di fatto che la mano pubblica keynesiana si sta riappropriando, complice l’emergenza sanitaria, di gran parte delle funzioni un tempo esercitate dalle holdings statali IRI, IMI, EFIM, GEPI, quest’ultima più che mai attiva ed operosa con l’appellativo INVITALIA. Non solo ENI, ENEL, ANAS, Fincantieri, Poste, Leonardo, Terna, Ferrovie ed Impregilo sono gioielli italici in costante ascesa, al punto che hanno conquistato quasi metà delle operazioni di Piazza Affari, ma anche ILVA, ALITALIA e TIRRENIA sono in procinto di tornare alla base, considerata la forte volontà interventista di CDP, Cassa Depositi e Prestiti. Per giunta, a causa della gravissima depressione economica provocata dalla pandemia, lo Stato, giocoforza, diverrà azionista di riferimento in migliaia di piccole e medie imprese, che difficilmente potranno restituire alle banche i maxi-prestiti garantiti dal decreto liquidità del Governo.

Gli stessi più convinti assertori del liberismo invocano, sia pure a malincuore, urgenti nazionalizzazioni nei comparti-chiave di acciaierie, costruzioni e trasporti marittimi ed aerei. In questi tempi di vacche magre danno poi una vigorosa mano allo Stato centrale Regioni e Comuni, che detengono l’integrale proprietà delle cosiddette “utilities” locali, quali aeroporti, metropolitane, acquedotti, società erogatrici di pubblici servizi essenziali, autobus, impianti d’illuminazione e sorveglianza, rifornimenti idrici e nettezza urbana.

Anche banche minori ed assicurazioni sono nel mirino dello Stato. MPS, Monte Paschi di Siena, è già saldamente in mano al MES, Ministero Economia e Finanze, che l’ha più volte ricapitalizzata acquistandone circa il 70% del pacchetto azionario, mentre l’Esecutivo Conte ha già annunciato che si avvarrà del “golden power”, potere d’intervento sul nocciolo duro, per tutelare ogni azienda considerata strategica per la salvaguardia degli interessi nazionali. La sintesi verbale di questo provvidenziale “New Deal” italiano, tendente a smontare appetiti e mire speculative di “hedge funds” e multinazionali straniere, l’ha fornita il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, che ha testualmente affermato: “Nasce una nuova IRI”. Finalmente!